Descrizione Givry bianco Teppe des Chenèves 2024 | Domaine François Lumpp
Il Givry bianco Teppe des Chenèves 2024 del Domaine François Lumpp è una delle cuvée più esclusive della Côte Chalonnaise. Questo lieu-dit vanta una storia singolare: questi terreni calcarei, un tempo destinati alla viticoltura, furono abbandonati a favore dei pascoli. Fu la famiglia Lumpp a decidere, con un gesto di convinzione, quasi una scommessa, di ripiantarli a Chardonnay all’inizio degli anni 2000. Oggi, circa trent’anni dopo, le viti hanno avuto il tempo di mettere radici e di comprendere il proprio terreno.
Terroir e vitigno
La località Teppe des Chenèves si trova su un pendio ripido e ben drenato. Il substrato calcareo costringe la vite ad attingere in profondità, il che si riflette direttamente nella tensione del vino. L’esposizione a est garantisce una preziosa freschezza mattutina che preserva l’acidità naturale dello Chardonnay. A volte si parla di uno Chardonnay «d’altitudine» per questo sito, in riferimento al rigore climatico imposto dal pendio.
Viticoltura e vinificazione
L’azienda ha abbandonato il diserbo chimico già nel 1995. Il terreno viene lavorato manualmente: la scalzatura, il leggero rincalzo e la rimozione dei sassi scandiscono il ritmo della stagione. La vendemmia è manuale, le uve vengono selezionate a mano prima della pigiatura a grappoli interi. La fermentazione inizia in vasche di acciaio inox dopo la decantazione, con lieviti indigeni. Il vino viene poi affinato per 12 mesi in botti di rovere, rinnovate per circa il 30% con legno nuovo. Questo dosaggio è preciso e voluto: il legno respira il vino senza avvolgerlo. L’energia minerale rimane intatta.
Givry bianco Teppe des Chenèves 2024 | Domaine François Lumpp: il parere del sommelier
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin
Ciò che apprezzo di questa cuvée è la sua schiettezza. Il terroir calcareo si esprime senza giri di parole, la vinificazione non cerca di compensare. Siamo ben lontani da uno Chardonnay accomodante. La Côte Chalonnaise offre qui un’interpretazione precisa di sé stessa, meno conosciuta della Côte de Beaune, ma non per questo meno autentica. Il Givry bianco Teppe des Chenèves 2024 pone la mineralità al centro, con una tensione acida che garantisce una bella evoluzione tra il 2027 e il 2032. A tavola, va servito a circa 12 °C, in abbinamento a un fiore di zucchina ripieno di granchio sfilacciato alla panna cruda, oppure a tagliatelle di zucchina viola al curry dolce: la cremosità del vino si sposa con quella del piatto, senza però perdersi al suo interno.
Il naso
Al naso si aprono note di pera croccante e agrumi leggermente canditi. I fiori bianchi conferiscono una delicatezza eterea. Un tocco di iodio e pepe bianco precisa l’insieme, donandogli rilievo. L’equilibrio tra frutta e pietra è limpido, senza fronzoli.
Il palato
Al palato, l’attacco è cremoso, sostenuto da generosi frutti bianchi e da una struttura ampia. Il sentore di legno rimane molto discreto, quasi sfumato. La tensione acida attraversa il vino dall’inizio alla fine, bilanciando con precisione questa naturale corposità. Il finale si protrae su un rilievo minerale fresco e vivace. Una persistenza onesta, che fa venire voglia di tornare al bicchiere.
Givry: tutto quello che c’è da sapere su questa denominazione
Givry è una denominazione della Côte Chalonnaise, in Borgogna, tra Chalon-sur-Saône e Buxy. I vini bianchi provengono esclusivamente da uve Chardonnay, coltivate su terreni calcarei e argilloso-calcarei che conferiscono ai vini una bella tensione minerale. A lungo all’ombra delle grandi denominazioni della Côte de Beaune, Givry sta riscuotendo da alcuni anni un crescente riconoscimento, in particolare per i suoi bianchi.
Il Teppe des Chenèves incarna ciò che Givry sa produrre di più raffinato in termini di vini bianchi: un vino di terroir, senza compromessi con uno stile facile, frutto del lavoro di un viticoltore che ha fatto della pazienza il proprio metodo. È una cuvée che rappresenta la denominazione nella sua essenza più sincera.