Sirocco bianco 2024 | Vaccelli
Il Sirocco bianco 2024 della Tenuta Vaccelli è una cuvée che non avrebbe dovuto esistere. Almeno, non in questa forma. A causa di condizioni meteorologiche devastanti (problemi fitosanitari in primavera, episodi di grandine in estate), l’annata 2024 ha prodotto volumi così esigui che Gérard Courrèges, enologo e nipote del fondatore, ha preso la decisione radicale di riunire in un’unica bottiglia le produzioni solitamente destinate alle sue diverse selezioni parcellari. È stato possibile isolare solo una micro-parcella, dando vita alla prodigiosa cuvée Granit 174.
Il risultato è una cuvée effimera, riservata per necessità e da collezione per natura. Essa racchiude in sé tutta l’identità di questa tenuta geniale, situata a Cognocoli-Monticchi, a sud della denominazione Ajaccio.
Terroir e vitigni
Le uve provengono dai luoghi detti Chioso Novo, Aja Donica e Campo di Magna, nonché dagli appezzamenti solitamente dedicati alle cuvée Vaccelli, Granit e Quartz. Tutte condividono lo stesso substrato: sabbie granitiche, quel terreno decomposto, drenante e povero che costringe la vite ad attingere in profondità. È proprio questo che scolpisce la mineralità tesa del vino. Il vitigno riunisce i tipici vitigni autoctoni: Vermentinu, Carcaghjolu bianco, Genovese, Riminese e Cudiverta. Queste varietà, estremamente rare al di fuori dell’isola, apportano ciascuna una sfaccettatura: freschezza minerale, tensione acida, corpo, complessità aromatica. Insieme, compongono un profilo lineare e cristallino, che non ha eguali nella denominazione.
Viticoltura e vinificazione
Le tenute sono certificate per l’agricoltura biologica dal 2019. La viticoltura è condotta manualmente, con rese modeste comprese tra 30 e 40 hl/ha. La vendemmia è manuale. La fermentazione avviene con lieviti indigeni, senza aggiunte esterne. L’affinamento avviene in una varietà di contenitori: demi-muids, botti e vasche in acciaio inossidabile. Questa diversità di contenitori riflette l’origine composita della cuvée, dove ogni lotto mantiene il proprio percorso prima dell’assemblaggio.
Sirocco bianco 2024 | Vaccelli: il parere del sommelier
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin
Questo vino mi colpisce proprio perché è nato da una difficoltà. Lungi dall’essere esagerata, la rarità è qui la cruda realtà di un’annata difficile, riflesso degli sconvolgimenti che stanno attraversando tutti i vigneti del mondo. Il Sirocco bianco 2024 racchiude in un’unica bottiglia ciò che Vaccelli sa fare meglio da anni: una mineralità granitica schietta, una tensione cesellata, un’identità puramente corsa.
Lodato dalla «Revue des Vins de France» per il suo equilibrio e la sua struttura ben definita, questo vino si apprezzerà ancora di più al suo apice, previsto tra il 2027 e il 2034. Fino ad allora, una decantazione di una ventina di minuti e una temperatura di servizio di 11 °C gli permetteranno di mantenere tutte le sue promesse.
Il naso
Al naso si aprono note di agrumi freschi, cedro e limone candito, con un discreto tocco floreale. Sullo sfondo si insinua una nota di pera arrosto. La mineralità granitica, pietra calda e leggermente iodata, attraversa l’insieme. Il profilo rimane teso, senza eccessi di corpo.
Il palato
Al palato, l’attacco è preciso e netto. La consistenza è fine, sostenuta da un’acidità vivace che spinge il vino in avanti. La corposità è presente senza mai appesantire. Il finale si protrae su una persistenza minerale salina, segno distintivo delle sabbie granitiche di Cognocoli-Monticchi. Un bianco secco che non cerca di sedurre facilmente: convince.