Il Mas Jullien bianco incarna il lavoro meticoloso e visionariodi Olivier Jullien, uno dei vignaioli più rispettati della Linguadoca. Con sede a Jonquières, ai piedi delle Terrasses du Larzac, ha sviluppato il proprio stile lontano dalle mode e dalla competizione, osservando a lungo i propri terreni, i propri vitigni e le loro reazioni al clima. Ogni appezzamento è stato analizzato nei minimi dettagli per essere vinificato separatamente, in armonia con le sue esigenze. È al termine di questo lavoro approfondito che Olivier Jullien ha scelto di semplificare l’assemblaggio del suo bianco, dando ampio spazio al Carignan Bianco, un vitigno dimenticato che egli ritiene si esprima al meglio sui terreni alluvionali della tenuta. Quest’ultimo offre profondità, una struttura lineare e una rara capacità di esprimere le sfumature del terreno. Lo Chenin e gli altri vitigni che mantiene come complemento (Grenache bianco, Viognier, Clairette e Marsanne)apportano la vivacità, l’intensità e lo slancio necessari all’equilibrio del vino. La vinificazione è delicata, senza aggiunta di lieviti, senza chiarificazione né filtrazione, completata da un affinamento prolungato sui lieviti, in demi-muids. Nulla è prestabilito, tutto viene adattato all’annata.
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin: Il Mas Jullien bianco supera di gran lunga ciò che ci si aspetta da un vino bianco della Linguadoca. Possiede una moderazione, una densità tranquilla, una forma di equilibrio che non risulta mai forzata. Non è un vino che cerca l’effetto immediato, ma piuttosto la precisione e la tenuta nel tempo. Se da giovane si degusta con grande piacere, è invecchiando che impressiona davvero: acquista ampiezza e profondità, senza perdere quella tensione minerale che lo rende unico. Per me, si tratta semplicemente del miglior vino bianco della Linguadoca in termini di rapporto qualità-prezzo.
Al naso, il vino sviluppa note molto ariose di fiori bianchi, completate da un tocco erbaceo e fresco che ricorda il basilico e il cerfoglio. Il secondo naso sprigiona un leggero sentore di mandorla dolce e agrumi freschi che conferiscono al vino un certo carattere meridionale, tutto morbidezza. Un profumo di grande eleganza.
Al palato si percepisce la bella maturità dell’uva, attraversata da una vivacità acidula che rende il vino particolarmente digeribile nonostante il suo corpo generoso. Si scoprono note di miele, litchi, nocciola e pasta di mandorle. Una bella tensione minerale struttura la consistenza succosa e ampia fino al finale, che si protrae dolcemente con una punta di mineralità salina.