Il Bourgogne Aligoté Clos des Bruyères è una particolarità del Domaine de la Sarazinière: unica espressionedell’Aligoté nella tenuta, si discosta dai canoni del Mâconnais per rivendicare l’etichetta della denominazione regionale Bourgogne. Alla fine degli anni ’90, Philippe Trébignaud ha deciso di ripiantare questo vitigno a Bussières, dove era in gran parte scomparso nonostante un forte radicamento storico. Su appena 0,70 ettari, anche il terreno del Clos des Bruyères è singolare per la sua acidità e la forte presenza di calcare, che lo distinguono dai terreni argilloso-calcarei alcalini delle altre parcelle della tenuta. Queste condizioni particolari offronoall’Aligoté un terreno di espressione particolarmente favorevole alla sua esuberante aromaticità e alla sua personalità vivace. Certificata per l’agricoltura biologica, la tenuta coltiva i propri vigneti senza l’uso di sostanze chimiche, con una lavorazione regolare del terreno e vendemmie esclusivamente manuali al raggiungimento della maturità ottimale. In cantina, la stessa filosofia non interventista applicata al resto della gamma: lieviti indigeni, senza chiarificazione né inoculo di lieviti.L’Aligoté viene poi affinato in vasche di acciaio inox sulle fecce per 15-18 mesi, al fine di conferire rotondità e corpo a un vitigno naturalmente vivace, senza smussarne la tensione.
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin:L’Aligoté è rimasto a lungo il vitigno meno apprezzato della Borgogna, confinato all’aperitivo o agli assemblaggi. Philippe e Guillaume Trébignaud dimostrano che merita di meglio, a condizione di trovargli il terreno giusto e di lasciargli il tempo necessario. Qui, il Clos des Bruyères gli offre entrambe le cose: un terroir acido e calcareo che ne affina la mineralità, e un paziente affinamento sui lieviti che arrotonda l’eventuale spigolosità del vitigno. Il risultato è un bianco di carattere, preciso e goloso al tempo stesso, con un potenziale di invecchiamento che pochi sospettano.
Al naso, ilBourgogne Aligoté Clos des Bruyères si apre su un profilo fresco e aromatico di mela verde, scorze di agrumi e pera matura, a cui fanno da contrappunto note di fiori bianchi e di acacia. L’affinamento sui lieviti apporta un leggero sentore tostato sullo sfondo, discreto ma persistente, che conferisce complessità all’insieme senza intaccarne la freschezza. Con l’aerazione, una vivace nota minerale, caratteristica dei terreni calcarei, richiama l’origine della cuvée.
Al palato, l’acidità naturale del vitigno offre un attacco franco e vivace. La corposità, arricchita dai lieviti, dona una rotondità inaspettata che bilancia la tensione ed esalta i sapori di frutta bianca e fiori. Il finale è salino e persistente, con un ritorno agli agrumi e una leggera nota amara sul retrogusto che dona slancio.