Raisins Gaulois 2025 | Marcel Lapierre
I Raisins Gaulois occupano un posto speciale nella gamma della tenuta Marcel Lapierre. Concepita per essere bevuta, condivisa, ricercata, è la cuvée più accessibile, quella che si apre senza cerimonie e che si degusta con immenso piacere. Marcel Lapierre è stato uno dei grandi pionieri della viticoltura a basso intervento nel Beaujolais, e oggi la tenuta è gestita dai suoi figli, Mathieu e Camille Lapierre, nello stesso spirito: pochi artifici, tanto frutto.
Terroir e vitigno
Il Gamay che compone questo vino proviene principalmente dai giovani vigneti della zona di Morgon, uno dei cru più rinomati del Beaujolais. I terreni sono granitici e scistosi, sabbiosi in superficie, ben drenanti. Questi terreni poveri e permeabili mettono alla prova la vite, limitano naturalmente le rese e concentrano l’energia nel frutto. Qui, i vigneti giovani danno un vino diverso da quelli del cru: più vivace, più diretto, meno profondo. È proprio questo che cerchiamo.
Viticoltura e vinificazione
Le tenute sono certificate per l’agricoltura biologica e praticano anche la biodinamica. La vendemmia è manuale. La vinificazione si basa su una tradizionale macerazione semi-carbonica del Beaujolais, condotta con lieviti indigeni, senza aggiunta di correttivi. L’affinamento è breve: due mesi in vasche di acciaio inox, il tempo necessario per preservare la freschezza e non appesantire il frutto. L’aggiunta di anidride solforosa è minima, in linea con la filosofia del vino naturale che la tenuta difende da decenni. La resa supera i 56 hl/ha previsti dalla denominazione AOC Beaujolais, il che spiega l’etichetta «Vin de France»: una scelta consapevole, non una concessione.
Raisins Gaulois 2025 | Marcel Lapierre: il parere del sommelier
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin
Questo vino non pretende di essere altro da ciò che è: un Gamay da gustare con piacere, schietto e beverino. Nella gamma Lapierre, svolge il ruolo di vino d’ingresso, e lo fa bene. La sua beva senza sforzo, unita al rigore naturale delle tenute, lo rende uno dei rossi più onesti del Beaujolais. Da servire fresco, a circa 15 °C, o anche leggermente al di sotto in caso di caldo. Il suo apice è previsto tra il 2026 e il 2028: inutile dire che non aspetteremo.
Il profumo
Al naso si apre con note di fragola di bosco e ciliegia rossa croccante, nette e senza ambiguità. Un accenno di rabarbaro apporta una leggera acidità vegetale molto accattivante. Note floreali discrete, simili alla peonia, punteggiano il quadro. Il tutto rimane luminoso, senza pesantezza.
Il palato
Al palato, l’attacco è leggero e succoso. La struttura è morbida, quasi aerea, con tannini quasi impercettibili. L’acidità è vivace e netta, struttura il vino senza aggredirlo. I frutti rossi croccanti persistono fino a un finale fresco e dissetante. Un vino facile da bere, nel senso positivo del termine.