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- Bio : proveniente da agricoltura biologica
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Clos Naudin propone qui un bianco biologico effervescente a base di Chenin, affinato per 3 anni su graticci prima della sboccatura: tensione, bollicine fini e un finale minerale caratterizzano questa annata 2019. Un ottimo punto di partenza per scoprire i vini di Vincent Foreau, selezionati per la loro qualità e sincerità.
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Fedeltà e vantaggi
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Scheda tecnica
Capacità
75 cl
Annata
2019
Vitigno/i
Chenin
Denominazione
Vouvray
Vinificazione
Vendemmia manuale, fermentazione con lieviti indigeni in serbatoi di acciaio inossidabile
Allevamento
8 mesi in botti di rovere vecchie, affinamento di 3 anni su doghe prima di procedere alla sboccatura
Filosofia e stile
Tipo di vino
Spumante bianco
Tipo di coltivazione
Certificata biologica
Stile
Sottile ed elegante
Tipo di terreno
Terreni argilloso-silicei su sottosuolo calcareo
Degustazione
Suggerimenti gastronomici
Carpaccio di capesante, delicatamente condito con olio di nocciole, esaltato dalla freschezza dello yuzu e accompagnato da sottili fettine di mela verde.
Consigli per l'utilizzo
11 °C
Apogeo
2026 - 2034
Il Vouvray Metodo Tradizionale Extra-Brut 2019 di Clos Naudin è innanzitutto una cuvée di terroir. La Loira, poco nota per i suoi spumanti, offre tuttavia un terroir particolarmente favorevole alla produzione di bollicine di carattere e di piacere. Da Vincent Foreau, figura emblematica di Vouvray, lo Chenin produce spumanti raffinati e appetitosi, pensati per gli abbinamenti gastronomici.
Al Clos Naudin, i pendii argilloso-silicei poggiano su un sottosuolo calcareo, localmente chiamato «perruches». Questo substrato drenante e fresco costringe la vite a scavare in profondità per abbeverarsi, attingendo così all’abbondante mineralità del sottosuolo. Lo Chenin proviene qui da una selezione massale, garanzia di una diversità genetica che arricchisce la complessità aromatica. L’annata 2019, solare e generosa, ha regalato un vino maturo e fruttato. Fatto raro per la tenuta, la cuvée ha subito una fermentazione malolattica completa, che ha permesso di ammorbidire leggermente la tensione naturale del vitigno.
La tenuta è certificata biologica dal 2015. La vendemmia è manuale e la fermentazione è condotta da lieviti indigeni, in botti di rovere vecchie, nelle quali il vino trascorrerà poi 8 mesi di affinamento. Come prevede il metodo tradizionale, la cuvée fermenta poi nuovamente in bottiglia, dove trascorre 3 anni su racchette prima della sboccatura. Il dosaggio finale extra-brut si aggira tra 1,3 e 1,5 g/L: si sfiora il brut nature.
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin
Questo vino mi colpisce per la sua sincerità. Vincent Foreau esalta tutti i tratti distintivi del Vouvray spumante: la spiccata mineralità calcarea del terroir, l’acidità naturale dello Chenin e una consistenza setosa che appartiene solo a questo vitigno. La fermentazione malolattica completa sull’annata 2019 è un dettaglio tutt’altro che trascurabile. Conferisce alle bollicine una base cremosa che arrotonda la struttura senza intaccarne la vivacità salina. Con un periodo di massimo splendore che si estende fino al 2034, questo vino può essere gustato già da ora. Da servire a 11 °C, senza decantare, in bei calici da vino.
Il profumo
Al naso si aprono note di fiori bianchi e frutta del frutteto, con in primo piano la mela cotogna e la pera matura. Sullo sfondo emerge un tocco di brioche, segno distintivo dei tre anni trascorsi sulle doghe. La mineralità calcarea del terroir affiora discretamente, come una pietra bagnata sotto la frutta.
Il palato
Al palato, l’attacco è vivace e netto. Le bollicine sono fini e compatte, conferiscono struttura senza risultare aggressive. La fermentazione malolattica apporta una consistenza cremosa che avvolge la tensione naturale dello Chenin. Il finale, che stimola la salivazione, si protrae su note minerali e sottili sentori amari nobili che persistono con eleganza.
Vouvray è una delle denominazioni più singolari della Valle della Loira. Situata a est di Tours, si estende sui pendii che dominano la riva destra del fiume. L’unico vitigno coltivato è lo Chenin Blanc, qui chiamato Pineau de la Loire. I terreni variano tra tufo, argilla e selce, ma i «perruches» argillo-silicei su calcare dominano gli appezzamenti migliori. La denominazione produce vini fermi secchi, semisecchi, morbidi e liquorosi, ma anche spumanti di grande finezza ottenuti con il metodo tradizionale.
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