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- Alice e Olivier De Moor
- Tenuta Marquis d'Angerville
- Tenuta di Montille
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- Tenuta della Sarazinière
- Tenuta dei Lambrays
- Tenuta Trapet Padre e Figlio
- Jean-Paul e Benoît Droin
- La Pousse d'Or
- Nicole Lamarche
- Zampe di lupo
- Paul e Marie Jacqueson
- Robert-Denogent
- Sylvain Pataille
- Thibault Liger-Belair
Nuove collezioni
La Maison de Champagne Jacquesson, fondata nel 1798, è una prestigiosa casa produttrice di champagne con sede a Dizy, nella regione della Champagne, in Francia. È rinomata per la sua lunga storia, il suo impegno per la qualità e il suo approccio unico nella produzione delle sue cuvée.
Si tratta di una casa di Champagne esemplare, il cui merito va ai due fratelli Chiquet. Oggi, nonostante l’ingresso di François-Henri Pinault con una partecipazione azionaria di minoranza, i due fratelli continuano a controllare l’intero processo che li ha portati all’eccellenza. I vini presentano un livello e una personalità straordinari che molte case di Champagne invidiano. Anche se il successo è assicurato, il volume di produzione rimane sotto controllo.
Un’eredità familiare fatta di passione e storia
Nel cuore della Côte Chalonnaise, la storia del Domaine de Villaine affonda le sue radici in un terroir plasmato secoli fa dai monaci dell’abbazia di Cluny. Questi pionieri del Medioevo furono i primi a coltivare la vite nella regione, gettando le basi di un savoir-faire rispettoso del suolo e della vita, un’eredità preziosa che ancora oggi nutre ogni filare di vigneto.
È in questo scenario ricco di storia cheAubert de Villaine, condirettore del Domaine de la Romanée-Conti, si stabilì a Bouzeron all’inizio degli anni ’70 insieme alla moglie Pamela. Spinti dal desiderio di far rivivere un vitigno trascurato,l’Aligoté doré, scelsero con cura gli appezzamenti più promettenti e si misero al lavoro. Il loro lavoro paziente e appassionato ha permesso di riportare in auge questo vitigno, fino a ottenere nel 1997 la creazione della denominazione Bouzeron, l’unica in Borgogna dedicata esclusivamente all’Aligoté doré.
Nel 2001, Pierre de Benoist, nipote di Aubert, raccoglie il testimone. Fedele allo spirito di famiglia, sviluppa la tenuta esplorando nuovi terroir come Mercurey, Rully e Saint-Aubin, avendo cura di preservare una viticoltura rispettosa della natura e dei terreni, vicina alla biodinamica.
Una filosofia radicata nel rispetto del vivente
Al Domaine de Villaine, la vite non è solo una pianta da coltivare, ma un essere vivente che fa parte integrante del proprio ambiente. Aubert de Villaine e Pierre de Benoist condividono la stessa convinzione: per rivelare l’anima di un terroir, occorre innanzitutto rispettare il fragile equilibrio che lega la terra, la vite e l’uomo.
Ecco perché la tenuta pratica una viticoltura biologica vicina alla biodinamica, senza interventi eccessivi. Il lavoro in vigna è meticoloso e scandito dai cicli naturali, a favore della biodiversità e della salute dei suoli. Ogni intervento mira a rafforzare questa armonia essenziale per produrre uve di grande purezza, che verranno raccolte manualmente.
Le fermentazioni avvengono in vasche aperte o in botti, spesso con lieviti indigeni, senza l’aggiunta di lieviti commerciali, per lasciare che l’impronta naturale del terroir si esprima pienamente.
L’estrazione è voluta leggera: nessuna macerazione aggressiva, né sovramaturazione. Il controllo del contatto con le bucce permette di preservare la freschezza e la finezza, piuttosto che ricercare la potenza bruta. Le fermentazioni malolattiche avvengono spesso in modo naturale, contribuendo alla rotondità e all’equilibrio dei vini. L’affinamento avviene principalmente in botti di rovere, spesso di vecchio uso, per conferire struttura senza sovrastare gli aromi. Questa fase, lunga e paziente, è essenziale per affinare la consistenza e integrare delicatamente il legno, nel rispetto del carattere unico di ogni appezzamento.
Questa filosofia improntata alla pazienza e al rigore dà vita a vini vivaci, delicati e profondi, che raccontano con autenticità il terroir della Côte Chalonnaise.
La diversità al servizio dell’espressione
Il Domaine de Villaine attinge la sua ricchezza dalla diversità dei suoi terroir, tipici della Côte Chalonnaise, dove ogni appezzamento racconta una storia unica. Nel villaggio di Bouzeron, i terreni argilloso-calcarei misti a marne offrono una cornice perfetta all’Aligoté dorato, che qui dispiega tutta la sua freschezza minerale e la sua finezza.
Le tenute si estendono anche sulle denominazioni limitrofe di Mercurey, Rully, Santenay e Saint-Aubin, dove il Pinot Nero e lo Chardonnay trovano terreni variegati che combinano argilla, calcare e marne, rivelando le loro sfumature più belle.
Il mosaico di appezzamenti, tra cui diversi premier cru, si traduce in una ricchezza aromatica e una complessità straordinarie.
Una firma tra tradizione ed eleganza
Al Domaine de Villaine, ogni cuvée incarna la filosofia di un lavoro preciso e rispettoso di un terroir pluricentenario.
Tra i rossi, i vini della BorgognaCôte Chalonnaise La Digoine e La Fortune illustrano la finezza e la freschezza del Pinot Nero tipiche della regione. Sui terreni di Mercurey, la cuvée Les Montots dispiega tutta la potenza e la densità del Pinot Nero, sostenuta da un’eleganza rara e da un frutto intenso, fedele al carattere deciso di questo cru.
Per quanto riguarda i bianchi, il Bouzeron si distingue per la sua purezza cristallina e la sua vivacità, rompendo con i preconcetti che un tempo relegavano l’Aligoté dorato a un ruolo secondario.
I Rully 1er Cru Grésigny, Rabourcé, Les Margotés e Montpalais offrono una gamma di espressioni ricche e sfumate dello Chardonnay, mentre i Rully 1er Cru Champs Cloux e Cloux incarnano la delicatezza e la complessità del Pinot Nero su questo terroir d’eccezione.
Infine, il Saint-Aubin 1er Cru Les Perrières, con la sua mineralità ben definita e il suo delicato equilibrio, rappresenta uno Chardonnay degno delle grandi espressioni della Borgogna.
Al Domaine de Villaine, ogni annata è un omaggio alle terre di Bouzeron, a testimonianza di una storia che solo una famiglia appassionata può scrivere con tanto rigore e umiltà. Qui, l’Aligoté dorato ritrova il suo prestigio, e i terroir della Côte Chalonnaise si esprimono con una limpidezza raramente eguagliata. Un invito ad assaporare vini improntati a un’eleganza raffinata, fedele riflesso di un terroir profondamente rispettato.
Tenuta Albert Mann
Leggi la presentazione.
La tenuta Albert Mann è il simbolo dell’eccellenza vitivinicola alsaziana. Da sola incarna il rinnovamento di questo vigneto, ancora troppo sottovalutato dagli appassionati di vino.
La famiglia Barthelmé possiede vigneti situati nei più prestigiosi terroir alsaziani,come il famoso Schlossberg e il Furstentum per i bianchi. Produce soprattutto alcuni dei migliori Pinot Nero dell’Alsazia con le cuvée Les Saintes Claires, Clos de la Faille, Grand P e Grand H.
La loro maestria nella produzione di vini rossi e bianchi ha permesso loro di realizzare vini d’eccezione. Le tenute hanno inoltre ricevuto la famosa “terza stella” dalla Revue des Vins de France, considerata il Santo Graal nel settore vitivinicolo. Nel 2012 ha ricevuto un ulteriore riconoscimento, venendo nominato vignaiolo dell’anno. Questo premio ricompensa tutti gli sforzi profusi nel corso di tanti anni.
La tenuta Albert Mann si estende su 23 ettari e produce quasi esclusivamente vino bianco, con circa 21 ettari dedicati a questa varietà e solo 2 ettari di Pinot Nero, da cui deriva l’estrema rarità di questi ultimi.
Tutti i 23 ettari hanno ottenuto la certificazione di viticoltura biodinamica nel 2013. La tenuta è oggi un modello di riferimento per tutti i vignaioli alsaziani e per gli appassionati dei grandi vini francesi.
Le annate che proponiamo sono il Pinot Bianco Auxerrois, il Riesling, il Riesling grand cru Schlossberg, il Riesling grand cru Furstentum, il Pinot Nero Clos de la Faille e il Pinot NeroLes Saintes Claires.
La tenuta Bott è una delle nuove realtà imperdibili nel panorama dei vini del Rodano settentrionale. Fondata nel 2015 da Graeme e Julie Bott , questa tenuta si sta rapidamente affermando come un punto di riferimento. Julie, originaria della Valle del Rodano settentrionale, e Graeme, proveniente dalla Nuova Zelanda, hanno lavorato per quasi un decennio con Stéphane Ogier, vignaiolo emblematico della regione. La loro passione li ha portati a stabilirsi ad Ampuis, dove hanno piantato vigneti nelle denominazioni Condrieu, Côte-Rôtie, Saint-Joseph e Seyssuel, un terroir in piena rinascita.
La tenuta Bott si distingue per il suo impegno nell’esprimere tutta la mineralità dei suoi terroir granitici e scistosi. Il Syrah e il Viognier vi si rivelano in tutto il loro splendore. Fin dai primi anni hanno collaborato con viticoltori che condividevano la loro filosofia, consentendo così la creazione delle loro prime annate a Condrieu, Côte-Rôtie, Saint-Joseph e Crozes-Hermitage già a partire dal 2015. Nel 2016 hanno acquisito appezzamenti sui micascisti di Seyssuel e sono entrati a far parte dell’associazione VITIS VIENNA, contribuendo alla rinascita di questa denominazione. Nel 2020, un nuovo appezzamento sul terroir granitico di Cornas è venuto ad arricchire la loro tenuta.
Le prime annate 2015, 2016 e 2017 si sono rivelate molto promettenti. Dal 2018, Julie e Graeme vendemmiano nei propri appezzamenti con energia e determinazione incrollabili. I terreni dei ripidi pendii del Rodano vengono lavorati con un trattore a cingoli e presto Julie utilizzerà anche il cavallo per l’aratura. Viene fatto tutto il possibile per trarre il meglio da ogni terroir e ottenere frutti di qualità eccezionale.
La loro avventura è iniziata in modo modesto, vinificando in un garage di 16 m², prima di rilevare nel 2019 la cantina di Didier Cote ad Ampuis. Quell’anno hanno inoltre acquisito un appezzamento di vecchi vigneti a Tupin e Semons, un terroir granitico della Côte Blonde caratterizzato da pendii vertiginosi e terrazzamenti unici.
Oggi le tenute si estendono su circa 7 ettari distribuiti su cinque denominazioni, con vigneti di età compresa tra i 5 e i 40 anni. L’obiettivo è raggiungere i 9-10 ettari per mantenere una gestione attenta e minuziosa di ogni dettaglio, dall’impianto alla vinificazione, nel rispetto delle loro convinzioni e delle loro emozioni, al fine di ottenere vini di precisione che rispecchino il loro terroir. In fase di conversione al biologico, la tenuta Bott è la nuova stella nascente del Rodano settentrionale, pronta a rivoluzionare la gerarchia locale.
Yves Gangloff è senza dubbio uno dei migliori vignaioli artigianali di tutta la Valle del Rodano settentrionale. Viene spesso definito un artista. Possiede una sensibilità e un’ispirazione uniche nel mondo dei vignaioli, e a ragione. Ciò che rende così affascinante la storia di Yves Gangloff è che è ricca di emozioni di ogni tipo. Infatti, ha iniziato suonando rock, in particolare la chitarra, nei pressi del villaggio di Condrieu, dove si stabilì negli anni ’70. In quel periodo, l’alsaziano decise di interessarsi al vino e incontrò Mathilde allo Château D’Ampuis. Lei sarebbe diventata sua moglie e avrebbe cambiato radicalmente la sua vita. Divenne bracciante agricolo presso la casa Delas e, parallelamente, rilevò alcuni vigneti della zona per produrre vino secondo la sua visione.
L’avventura di Yves e Mathilde Gangloff ha inizio alla fine degli anni ’80. Decidono infine di imbottigliare le loro cuvée, che diventano rapidamente dei punti di riferimento nel settore. Producono Condrieu e Côte Rôties al tempo stesso potenti ed eleganti.
Nel 2011 giunge una notizia molto triste e commovente. Mathilde viene a mancare prematuramente. Yves Gangloff decide coraggiosamente di portare avanti l’opera della loro vita grazie all’aiuto dei figli Loup ed Elsa.
Attualmente le tenute contano 9 ettari di vigneti di proprietà nelle più belle denominazioni della valle del Rodano settentrionale. Le sue annate di Condrieu, Côte Rôtie La Barbarine, Côte Rôtie La Sereine o ancora i suoi Saint Joseph sono semplicemente straordinari.
Ai piedi della Montagna di Reims, nel mitico villaggiodi Ambonnay, lo Champagne Marguet incarna da oltre un secolo una visione singolare e ispirata del vino di Champagne. Fondata nel 1875, la casa ha attraversato le generazioni coltivando un legame intimo con i propri terroir, prima di compiere una svolta decisiva sotto l’impulso di Benoît Marguet, rappresentante della quinta generazione di vignaioli. Oggi, questa tenuta a conduzione familiare è riconosciuta come una delle più innovative e stimolanti della Champagne biodinamica, sia per il suo approccio che per la qualità luminosa dei suoi vini.
Una visione singolare guidata da Benoît Marguet
Dal 2005, Benoît Marguet è l’anima viva della tenuta. Erede di un savoir-faire familiare, infonde in Champagne Marguet un’esigenza rara e un approccio olistico al vino. Sensibile alle energie e appassionato di meditazione, concepisce il lavoro in vigna come un’arte dell’ascolto e della presenza. Convinto che la vitalità dei terreni e la purezza delle pratiche plasmino l’anima del vino, si impone come una figura imprescindibile della cultura biodinamica nella Champagne.
I vigneti delle tenute sono coltivati senza diserbanti né pesticidi, con trattamenti effettuati esclusivamente a base di piante, infusi, oli essenziali e preparati biodinamici. La lavorazione del terreno viene effettuata con il cavallo per preservare gli ecosistemi. Questo rigore, ispirato ma mai dogmatico, fa dello Champagne Marguet uno dei più vivaci ambasciatori della biodinamica nella Champagne, valorizzando un’espressione del terroir priva di artifici.
Terroir e vitigni: la forza del luogo
Le tenute si estendono su poco più di 8 ettari, prevalentemente nella zona Champagne grand cru di Ambonnay, con appezzamenti anche a Bouzy e Verzenay, oltre ad alcuni vigneti premier cru a Vrigny. Il Pinot Nero, vitigno emblematico di questi pendii gessosi, costituisce la maggior parte del vigneto, completato dallo Chardonnay e dal Pinot Meunier.
Ogni appezzamento viene vinificato separatamente, in botti vecchie, senza additivi enologici né filtrazione, per poi essere affinato a lungo sui lieviti. Non viene aggiunto alcun liquore di spedizione, al fine di produrre esclusivamente Champagne brut nature, che offrono una lettura il più fedele possibile del terroir.
Una collezione di Champagne precisi, vivaci e di carattere
Le cuvée di Champagne Marguet esprimono la purezza del loro terroir attraverso uno stile raffinato, salino e profondamente vivace. Ad Ambonnay, la tenuta firma una serie di cuvée parcellari di rara intensità. La Grande Ruelle Ambonnay grand cru esplora la profondità dei terreni argilloso-calcarei, mentre Les Crayères Ambonnay grand cru, provenienti da un terroir molto gessoso, vibrano di un’eccezionale energia minerale. Il Parc Ambonnay grand cru e Les Saint-Rémys Ambonnay grand cru svelano ciascuno una sfaccettatura sottile di questi luoghi, tra delicatezza e tensione.L’Ambonnay Rosé grand cru esalta invece il frutto brillante del Pinot Nero, con una potenza ben controllata e una notevole persistenza.
L’emblematico Shaman grand cru, disponibile nelle versioni Bianco e Champagne Rosé, incarna appieno la filosofia di Benoît Marguet. Questa cuvée esprime l’equilibrio tra la potenza del Pinot Nero e la tensione dello Chardonnay in uno stile brut nature di grande precisione. Più riservato, lo Yuman premier cru offre un’interpretazione più solare e accessibile, senza mai rinunciare alla profondità.
Anche i terroir di Bouzy grand cru e Verzenay grand cru sono esaltati in cuvée molto riservate, sempre elaborate in stile brut nature, dove l’identità del cru prevale su qualsiasi effetto stilistico.
Infine, Sapience, la prima cuvée della Champagne elaborata con metodo biodinamico fin dal 2009, nasce da una collaborazione tra Benoît Marguet e diversi vignaioli d’eccezione. Questo blanc de blancs di grande invecchiamento viene vinificato in anfore e poi affinato a lungo in cantina. La sua versione rara, Sapience Œnothèque, lasciata a lungo sui lieviti per molti anni, dimostra tutta la capacità dei grandi Champagne naturali di resistere al tempo.
Concepito come una cuvée a sé stante, Sapience è un blanc de blancs fuori dal comune, frutto di un progetto collaborativo. Questo eccezionale brut nature beneficia di un invecchiamento su doghe della durata di cinque anni. La versione Sapience Œnothèque porta questa filosofia ancora più lontano con quasi dieci anni di affinamento prima della sboccatura.
Presso Champagne Marguet, ogni bottiglia è il risultato di una ricerca di armonia tra la vita, il suolo e lo spirito del terroir. Guidate da una visione esigente della coltivazione biodinamica, le cuvée stravolgono i codici senza mai tradire l’identità della Champagne. Dal Pinot Nero corposodi Ambonnay alle espressioni raffinate dei Blancs de Blancs, passando per gli spumanti rosati vibranti, i vini coniugano profondità, energia e sincerità. Benoît Marguet incarna oggi una delle voci più singolari e stimolanti della Champagne contemporanea.
La tenuta Elodie Roy è una giovane azienda vinicola a conduzione familiare di 10 ettari situata a Cheilly-les-Maranges e rilevata nel 2018 da Elodie. In precedenza, Elodie Roy aveva lavorato presso la tenuta Anne Gros a Vosne-Romanée, dove è rimasta per circa 11 anni. Le tenute a conduzione familiare si estendono su 10 ettari; i vigneti si trovano prevalentemente a sud della Côte de Beaune, al confine con la Côte Chalonnaise. Gli appezzamenti di Chardonnay, Pinot Nero e Aligoté vengono coltivati nel rispetto della pianta e del terroir, con un inerbimento naturale.
Da vera borgognona, adora lavorare nei suoi vigneti e dedicarsi alla vinificazione. Si occupa anche della parte commerciale e fa degustare i suoi vini agli appassionati, condividendo con loro la sua passione per i vini del terroir borgognone.
In cantina non ci sono regole prestabilite, poiché Elodie ama “giocare” con la percentuale di grappoli interi a seconda del raccolto e delle parcelle. I vini a denominazione regionale vengono affinati per 10-12 mesi. I vini a denominazione “Village”, come Maranges e Santenay, subiscono un affinamento leggermente più lungo, compreso tra i 12 e i 16 mesi. Infine, Elodie lavora essenzialmente con la tonnellerie DAMY e pratica l’affinamento sia in vasche di acciaio inox, sia in botti di rovere nuove o di 1°, 2°, 3° e 4° passaggio... ma sempre con la giusta interpretazione di ciò che l’affinamento in legno può apportare ai grandi vini di Borgogna.
Elodie Roy produce 4 vini rossi di Borgogna: il Bourgogne Pinot Noir, il Bourgogne Hautes Côtes de Beaune, il Maranges La Rue des Pierres e infine il Santenay 1er cru Les Gravières.
Tra i bianchi, produce un Bourgogne Aligoté, un Bourgogne Hautes Côtes de Beaune e un Maranges.
La tenuta Vaccelli, situata nella valle del Taravo, nella Corsica del Sud, è un punto di riferimento imprescindibile per la viticoltura corsa. Fondata negli anni '60 da Roger Courrèges, questa tenuta a conduzione familiare si è rapidamente affermata ai vertici della viticoltura isolana grazie a un impegno incrollabile verso l'eccellenza e a una passione tramandata di generazione in generazione.
Oggi, Gérard Courrèges, affiancato dalla sorella Nathalie, porta avanti questa tradizione valorizzando lo straordinario potenziale dei terroir granitici di Cognocoli-Monticchi, a pochi chilometri dal golfo di Porto Pollo. È grazie a un meticoloso lavoro di selezione parcellare e a un approccio decisamente orientato alla viticoltura biologica che Gérard ha saputo rivelare la ricchezza e le sfumature dei suoi vigneti, offrendo vini dall’identità forte e dal carattere unico.
Questo appassionato di viticoltura ha saputo imprimere il proprio marchio alla tenuta Vaccelli puntando sui vitigni emblematici della Corsica, come lo Sciaccarellu e il Vermentinu, che coltiva con rigore esemplare. Il suo metodo, lontano dagli standard convenzionali, privilegia unavinificazione minimalista, in cui ogni cuvée è il fedele riflesso del proprio terroir d’origine. Questo approccio artigianale e rispettoso della natura conferisce ai vini di Vaccelli un’autenticità rara, rendendoli tra i più ricercati dell’isola.
Tra le cuvée di punta delle tenute figurano rossi e bianchi di grande finezza, che uniscono complessità aromatica, mineralità e profondità. Questi vini, vero e proprio omaggio alla terra corsa, hanno conquistato i sommelier più esigenti e figurano ormai nelle carte dei migliori ristoranti del mondo.
Il riconoscimento della tenuta Vaccelli non si ferma ai confini della Corsica. Infatti, i vini di Gérard Courrèges sono oggi celebrati ben oltre i confini dell’isola e paragonati ai più grandi grand cru della Borgogna e della Valle del Rodano. Ogni bottiglia incarna il savoir-faire di una famiglia dedita alla vigna, e ogni degustazione è un invito a scoprire l’anima autentica della Corsica.
I tesori della tenuta Vaccelli sono veri e propri vini d’autore e gioielli della viticoltura contemporanea che oggi risplendono ben oltre l’Isola della Bellezza. Che siate intenditori esperti o neofiti curiosi, le annate della tenuta Vaccelli sapranno offrirvi un’esperienza sensoriale indimenticabile, tra tradizione e modernità, tra mare e montagna.
Lo spirito di Hauvette: sincerità, pazienza e grandi vini della Provenza
Ci sono storie legate al vino che nascono per caso, e altre che sembrano una vocazione. Quella di Dominique Hauvette appartiene alla seconda categoria. Nel 1988, questa ex giurista e poi maestra di sci lascia tutto per trasferirsi a Saint-Rémy-de-Provence, ai piedi delle Alpilles. Circondata dai suoi cavalli e da soli due ettari di vigneti, che aveva acquistato dal vicino, un vignaiolo in procinto di andare in pensione, aveva già la profonda certezza di aver trovato la sua strada: vivere del «lavoro della terra», che considera il più nobile dei mestieri.
Guidata dal suo istinto e arricchita dagli incontri che segneranno il suo percorso – in particolare con Eloi Dürrbach (Domaine de Trévallon) e Laurent Vaillé (La Grange des Pères) – Dominique traccia la propria strada. Senza cedere alle mode, sceglie la biodinamica ben prima che il termine diventasse di uso comune, convinta che la vigna debba rimanere in armonia con l’ambiente circostante.
A poco a poco, il suo vigneto si espande: i 2 ettari iniziali diventano 15 e poi 17, che Dominique coltiva con pazienza, rigore e raffinatezza. Quasi 25 anni dopo, il suo approccio esigente l’ha resa uno dei nomi più importanti tra i grandi vini della Provenza.
I terroir delle Alpilles, tra pietra e luce
Il Domaine Hauvette si estende sugli altipiani calcarei i del versante nord degli Alpilles. Qui la roccia affiora in superficie, la gariga profuma, i venti del mistral spazzano i vigneti e purificano i grappoli. Questo terroir aspro e luminoso conferisce ai vini quella freschezza minerale che li contraddistingue, lontano dagli eccessi di calore che talvolta si associano ai vini del Sud.
Il vitigno riflette la ricchezza delle denominazioni Les Baux-de-Provence edell’IGP Alpilles: per i rossi, Cinsault, Grenache, Syrah, Carignan e Cabernet Sauvignon; per i bianchi, Clairette, Roussanne, Marsanne e un po’di Ugni Blanc. Ogni vitigno trova qui un’espressione unica, plasmata dai terreni argilloso-calcarei e da un clima mediterraneo caratterizzato da notti fresche.
Dominique Hauvette coltiva i suoi vigneti secondo i principi della viticoltura biologicae biodinamica: lavorazione superficiale del terreno, preparati vegetali, rispetto del calendario lunare, vendemmia manuale. In cantina vige la stessa filosofia: lieviti indigeni, poco o nessun solfito, vinificazioni delicate per preservare l’integrità del frutto. L’affinamento avviene in vasche di cemento, in grandi botti o in maestosi “uova” di cemento. Nessun uso ostentato del legno, ma contenitori scelti per smussare gli spigoli, rivelare la purezza e prolungare la vita dei vini.
Ogni decisione mira a valorizzare l’essenziale: la sincerità del terroir, l’equilibrio tra forza ed eleganza, e quella vibrazione unica che caratterizza i vini della tenuta Hauvette.
Bianchi, rosati e rossi: le grandi annate del Domaine Hauvette
Clairette, Dolia, Jaspe: i bianchi che scolpiscono la luce
Al Domaine Hauvette, i bianchi non sono mai secondari. La cuvéeIGP Alpilles Clairette esalta questo vitigno provenzale nella sua semplicità più luminosa: floreale, fresco, cristallino. Sempre nell’IGP Alpilles, la cuvée Dolia si ispira all’affinamento in anfore e offre una struttura corposa e profonda, sempre bilanciata da una grande tensione minerale. Quanto alla cuvée Jaspe, sprigiona note di frutta gialla e miele, con una struttura ampia e un finale raffinato. Grandi vini bianchi da gastronomia, capaci di invecchiare con grazia, che smentiscono tutti gli standard dei vini bianchi di Provenza.
Pétra: il rosato da gastronomia
La cuvée Pétra è ben lontana dagli standard dei rosati “da piscina” della Provenza. Questo rosato IGP Alpilles si presenta con un colore rosato tendente al granato di una profondità sorprendente e un profilo aromatico intenso e complesso. La sua consistenza e la sua persistenza aromatica ne fanno un rosato da gastronomia eccezionale e confermano la capacità di Dominique Hauvette di elevare il rosato al rango di vino nobile e raffinato.
Roucas, Cornaline, Améthyste: rossi ricchi di anima e carattere
I rossi delle tenute incarnano la profondità del terroir delle Alpilles. La cuvée Roucas affascina per la sua immediatezza golosa, le note di frutti rossi e di erbe della gariga. Più sensuale, l’assemblaggio di Grenache, Syrah e Cabernet Sauvignon della cuvée Cornaline gioca in un’altra categoria: un vino potente, speziato, fatto per l’invecchiamento.
Améthyste, raro e prezioso, mette in risalto un Cinsault in purezza, che qui rivela una finezza insospettabile, avvolta da una freschezza vellutata. In ciascuna di queste cuvée si ritrova la mano di Dominique Hauvette: rettitudine, profondità e un’eleganza che contraddistingue i grandi vini dei Baux-de-Provence.
Da 30 anni, il Domaine Hauvette è tanto un’avventura umana quanto un inno alla Provenza. Dominique Hauvette ha portato i suoi vini al rango di punti di riferimento, senza mai cedere alle tentazioni della facilità. Fedele alla sua visione, continua a produrre vini integri, vivaci, sinceri, che raccontano tanto della terra degli Alpilles quanto della donna che li elabora. Le sue scelte audaci hanno reso Dominique Hauvette una figura imprescindibile nel panorama dei grandi vini della Provenza, eletta «Vignaiola dell’anno 2020» e insignita di 3 stelle 2026 dalla RVF.
I nostri Champagne del momento: le grandi cuvée di Fabrice Pouillon
Leggi la presentazione.
Scopri i viniLa famiglia Pouillon ha sede a Mareuil-sur-Ay, nelle vicinanze di famosissime Maison di Champagne come Billecart Salmon o Philipponat. Quella tra i Pouillon e la vigna è una vera e propria storia d’amore, dato che sono vignaioli di padre in figlio dal 1947. Oggi è Fabrice Pouillon a gestire la tenuta dal 1998. Ha la fortuna di poter contare sui terroir più pregiati della Champagne, in particolare su gran parte dei grand cru.
Fabrice Pouillon è orgoglioso del proprio patrimonio e coltiva i propri vigneti nel massimo rispetto del terroir. Promuove la biodiversità, la lavorazione del suolo, la tutela della vita e l’utilizzo del cavallo. Nei vigneti, il lavoro si svolge secondo i principi della biodinamica, pur senza certificazione, per poter conservare la massima libertà.
La vinificazione si svolge nella più pura tradizione champenois, con una pressatura frazionata: ogni appezzamento viene vinificato separatamente, limitando al massimo gli interventi.
Gli champagne Pouillon si declinano in diverse cuvée, tutte di eccezionale qualità. Si parte con lo Champagne Brut Réserve, seguito da Les Terres Froides, il Rosé de Macération, La Soléra, Les Valnons, Les Blanchiens e infine Les Chataigniers.
Uno champagne di vignaiolo che ora seguiamo con grande attenzione, poiché segue semplicemente le orme dei più grandi vignaioli come Selosse.
Il Clos Maïa è una tenuta situata sulle Terrasses du Larzac che incarna la nuova generazione di vignaioli alla ricerca dell'autenticità.
Per Géraldine Laval, la vignaiola del Clos Maïa, tutto è una questione di incontri, a volte casuali, a volte voluti, di colpi di fulmine, ma soprattutto di passione e istinto. Questo giovane vignaiolo dal carattere deciso ha portato, in pochi anni soltanto, la sua piccola tenuta isolata tra i punti di riferimento imprescindibili dei grandi vini della Linguadoca.
Nulla la predestinava a diventare vignaiolo
Sebbene originaria della regione di Bordeaux, Géraldine inizialmente non aveva alcun legame particolare con il mondo del vino. Da giovane, era l’equitazione ad appassionarla al punto da prendere in considerazione un percorso di studi sportivo. La sua famiglia, tuttavia, preferì garantirle un futuro più stabile e lei iniziò gli studi di farmacia. Ben presto, capì che quella strada non faceva per lei. Golosa e dotata di un palato curioso, sognava allora di diventare giornalista gastronomica. In mancanza di una formazione specifica, si orienta verso una scuola di commercio specializzata nel vino, a Bordeaux. Si rende presto conto che ciò che la affascina non è la commercializzazione, ma la nascita del vino. Curiosa e determinata, si trasferisce quindi a Beaune per seguire studi di enologia.
Incontri che le hanno cambiato la vita
Géraldine ha trovato la sua strada. A partire dalla metà degli anni 2000, costruisce il suo percorso grazie a incontri determinanti in un mondo ancora prevalentemente maschile. Lavora inizialmente conOlivier Leflaive, a Puligny-Montrachet, dove apprende in particolare le sottigliezze dell’affinamento borgognone, soprattutto per i vini bianchi. Ha poi proseguito il suo apprendistato presso Jean-Louis Chave, figura emblematica dell’Hermitage, prima di scoprire i paesaggi selvaggi delle Terrasses du Larzac grazie a Julien Zernott, del Pas de l’Escalette.
Nasce un’icona del Larzac
Notata ben presto da Olivier Jullien, figura imprescindibile della Linguadoca, Géraldine entra a far parte del Mas Jullien, dove trascorre un anno a vinificare al fianco di colui che considera tuttora il suo mentore. Come lei stessa riassume: «Ciò che stavo imparando corrispondeva esattamente alla mia filosofia. Tutto ciò che facevo da Olivier aveva improvvisamente un senso». Su suo consiglio, decide di creare la propria tenuta. Nel 2009, dopo aver individuato due appezzamenti di vecchio Grenache nel cuore del circo di Labeil, tra Lauroux e Poujols, nasce il Clos Maïa.
I vini del Clos Maïa possiedono una vera e propria anima. Regalano una sensazione unica, quella di degustare cuvée profondamente legate al loro terroir e alla storia della loro creatrice. Il Petit Clos offre un frutto succoso, goloso e vibrante, perfetto per numerosi abbinamenti. Il Clos Maïa Blanc seduce per la sua profondità, la sua maturità e la sua bella tensione minerale. Quanto al Clos Maïa Rouge, vera e propria cuvée emblematica della tenuta, rivela un grande potenziale di invecchiamento, sostenuto da note speziate, sentori sanguigni e aromi di gariga che caratterizzano l’identità delle Terrasses du Larzac.
Marcel Lapierre: annata 2025, la novità imperdibile di questo inizio d’anno
Leggi la presentazione.
Scopri i viniNel villaggio di Villié-Morgon, nel cuore del Beaujolais, un nome risuona con forza e rispetto: quello del Domaine Marcel Lapierre. Più che una semplice tenuta vinicola, è il simbolo di una rivoluzione pacifica, guidata da un uomo visionario, pioniere del movimento dei vini biologici, ben prima che il termine diventasse uno slogan di marketing.
Tutto ha inizio negli anni ’80, quando Marcel Lapierre, all’epoca vignaiolo nella denominazione Morgon, decide di rompere con le pratiche industriali allora in voga per dedicarsi ai vini naturali. Ispirato dai lavori di Jules Chauvet, torna all’essenziale: lasciare che sia il terroir a esprimersi. Da allora i vigneti sono coltivati con metodo biologico. Questa decisione, all’epoca marginale, avrebbe tuttavia gettato le basi del vino naturale moderno. Alla sua scomparsa, nel 2010, il testimone è stato raccolto dai figli, Camille e Mathieu, che perpetuano con rigore e sensibilità la filosofia paterna. Sotto la loro guida, le tenute hanno acquisito un prestigio internazionale, senza mai tradire l’identità dei terroir.
Un patrimonio di vigneti e terreni
Le tenute si estendono su 13 ettari di vigneti, principalmente a Morgon, su pendii di granito rosa e scisti decompositi. Questi terreni profondi e ben drenanti offrono al Gamay le condizioni ideali per rivelare una struttura raffinata e una buona capacità di invecchiamento. Altri appezzamenti nella denominazione Beaujolais completano questo patrimonio e consentono alla tenuta di esplorare espressioni più leggere e golose del vitigno.
Una filosofia improntata al rispetto e all’esigenza
Al Domaine Marcel Lapierre, la vite non è uno strumento di produzione, ma un essere vivente. I vigneti sono coltivati con metodo biologico sin dagli esordi di Marcel. I terreni vengono lavorati a mano, alimentati dalla biodiversità e dalla microfauna. Camille e Mathieu effettuano una vendemmia esclusivamente manuale, selezionando con cura le uve, affinché vengano conservate solo quelle più mature.
In cantina, la vinificazione rispetta scrupolosamente i principi del vino naturale. Le uve vengono messe in tino intere secondo il metodo tradizionale semi-carbonico del Beaujolais, che favorisce una fermentazione intracellulare ed esalta l’espressione fruttata del Gamay. Si utilizzano lieviti indigeni, senza alcun additivo enologico; a alcune cuvée viene aggiunta una dose minima di zolfo al momento dell’imbottigliamento. L’affinamento avviene in vecchie botti o barili di rovere, consentendo una delicata micro-ossigenazione senza mascherare il profilo del Gamay e dei terroir. Questo metodo mira a preservare l’autenticità aromatica, la digeribilità e la trasparenza dei terreni in ogni vino.
Cuvée di Gamay dalla personalità decisa
I vini delle tenute raccontano una storia di terroir, pazienza e precisione. Tra i più emblematici, «Raisins Gaulois» si distingue per la sua schiettezza e la sua immediata bevibilità. È un Gamay libero e gioioso, che mostra il vino naturale nella sua versione più accessibile, pur mantenendo un’esigenza di fondo. Il Beaujolais rosso della tenuta, affinato con la stessa cura, rivela una bella espressione di frutto e freschezza.
Segue poi la gamma dei Morgon, che incarna l’anima della tenuta. Il Morgon Vieilles Vignes testimonia la profondità del terroir, con una struttura e una trama minerale ben definite. La Cuvée Marcel, prodotta esclusivamente nelle grandi annate, rende omaggio al fondatore attraverso una rigorosa selezione parcellare di vecchie vigne e una vinificazione esigente. È un vino denso, persistente, capace di un invecchiamento notevole. Infine, il Morgon Cuvée Camille offre un’interpretazione sottile ed elegante del cru, con aromi complessi di frutti neri, spezie dolci e una consistenza setosa che richiamano la nobiltà del Beaujolais lavorato senza compromessi.
Un’eredità viva
Sotto la guida di Camille e Mathieu Lapierre, la tenuta prosegue oggi il proprio percorso con una commovente fedeltà allo spirito del padre, pioniere del movimento dei vini biologici e naturali. Il loro approccio, altrettanto impegnato, coniuga tradizione e costante osservazione del vivente. Le tenute Marcel Lapierre continua a fare da apripista per una nuova generazione di vignaioli che rifiutano il conformismo e vedono nel vino naturale e, non una moda, ma una realtà. Attraverso le loro bottiglie, è un intero aspetto del Beaujolais che si esprime con precisione e sincerità, tra un legame con la storia e uno sguardo rivolto al domani.