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Nuove collezioni
La tenuta Vaccelli, situata nella valle del Taravo, nella Corsica del Sud, è un punto di riferimento imprescindibile per la viticoltura corsa. Fondata negli anni '60 da Roger Courrèges, questa tenuta a conduzione familiare si è rapidamente affermata ai vertici della viticoltura isolana grazie a un impegno incrollabile verso l'eccellenza e a una passione tramandata di generazione in generazione.
Oggi, Gérard Courrèges, affiancato dalla sorella Nathalie, porta avanti questa tradizione valorizzando lo straordinario potenziale dei terroir granitici di Cognocoli-Monticchi, a pochi chilometri dal golfo di Porto Pollo. È grazie a un meticoloso lavoro di selezione parcellare e a un approccio decisamente orientato alla viticoltura biologica che Gérard ha saputo rivelare la ricchezza e le sfumature dei suoi vigneti, offrendo vini dall’identità forte e dal carattere unico.
Questo appassionato di viticoltura ha saputo imprimere il proprio marchio alla tenuta Vaccelli puntando sui vitigni emblematici della Corsica, come lo Sciaccarellu e il Vermentinu, che coltiva con rigore esemplare. Il suo metodo, lontano dagli standard convenzionali, privilegia unavinificazione minimalista, in cui ogni cuvée è il fedele riflesso del proprio terroir d’origine. Questo approccio artigianale e rispettoso della natura conferisce ai vini di Vaccelli un’autenticità rara, rendendoli tra i più ricercati dell’isola.
Tra le cuvée di punta delle tenute figurano rossi e bianchi di grande finezza, che uniscono complessità aromatica, mineralità e profondità. Questi vini, vero e proprio omaggio alla terra corsa, hanno conquistato i sommelier più esigenti e figurano ormai nelle carte dei migliori ristoranti del mondo.
Il riconoscimento della tenuta Vaccelli non si ferma ai confini della Corsica. Infatti, i vini di Gérard Courrèges sono oggi celebrati ben oltre i confini dell’isola e paragonati ai più grandi grand cru della Borgogna e della Valle del Rodano. Ogni bottiglia incarna il savoir-faire di una famiglia dedita alla vigna, e ogni degustazione è un invito a scoprire l’anima autentica della Corsica.
I tesori della tenuta Vaccelli sono veri e propri vini d’autore e gioielli della viticoltura contemporanea che oggi risplendono ben oltre l’Isola della Bellezza. Che siate intenditori esperti o neofiti curiosi, le annate della tenuta Vaccelli sapranno offrirvi un’esperienza sensoriale indimenticabile, tra tradizione e modernità, tra mare e montagna.
La tenuta Elodie Roy è una giovane azienda vinicola a conduzione familiare di 10 ettari situata a Cheilly-les-Maranges e rilevata nel 2018 da Elodie. In precedenza, Elodie Roy aveva lavorato presso la tenuta Anne Gros a Vosne-Romanée, dove è rimasta per circa 11 anni. Le tenute a conduzione familiare si estendono su 10 ettari; i vigneti si trovano prevalentemente a sud della Côte de Beaune, al confine con la Côte Chalonnaise. Gli appezzamenti di Chardonnay, Pinot Nero e Aligoté vengono coltivati nel rispetto della pianta e del terroir, con un inerbimento naturale.
Da vera borgognona, adora lavorare nei suoi vigneti e dedicarsi alla vinificazione. Si occupa anche della parte commerciale e fa degustare i suoi vini agli appassionati, condividendo con loro la sua passione per i vini del terroir borgognone.
In cantina non ci sono regole prestabilite, poiché Elodie ama “giocare” con la percentuale di grappoli interi a seconda del raccolto e delle parcelle. I vini a denominazione regionale vengono affinati per 10-12 mesi. I vini a denominazione “Village”, come Maranges e Santenay, subiscono un affinamento leggermente più lungo, compreso tra i 12 e i 16 mesi. Infine, Elodie lavora essenzialmente con la tonnellerie DAMY e pratica l’affinamento sia in vasche di acciaio inox, sia in botti di rovere nuove o di 1°, 2°, 3° e 4° passaggio... ma sempre con la giusta interpretazione di ciò che l’affinamento in legno può apportare ai grandi vini di Borgogna.
Elodie Roy produce 4 vini rossi di Borgogna: il Bourgogne Pinot Noir, il Bourgogne Hautes Côtes de Beaune, il Maranges La Rue des Pierres e infine il Santenay 1er cru Les Gravières.
Tra i bianchi, produce un Bourgogne Aligoté, un Bourgogne Hautes Côtes de Beaune e un Maranges.
Ai piedi della Montagna di Reims, nel mitico villaggiodi Ambonnay, lo Champagne Marguet incarna da oltre un secolo una visione singolare e ispirata del vino di Champagne. Fondata nel 1875, la casa ha attraversato le generazioni coltivando un legame intimo con i propri terroir, prima di compiere una svolta decisiva sotto l’impulso di Benoît Marguet, rappresentante della quinta generazione di vignaioli. Oggi, questa tenuta a conduzione familiare è riconosciuta come una delle più innovative e stimolanti della Champagne biodinamica, sia per il suo approccio che per la qualità luminosa dei suoi vini.
Una visione singolare guidata da Benoît Marguet
Dal 2005, Benoît Marguet è l’anima viva della tenuta. Erede di un savoir-faire familiare, infonde in Champagne Marguet un’esigenza rara e un approccio olistico al vino. Sensibile alle energie e appassionato di meditazione, concepisce il lavoro in vigna come un’arte dell’ascolto e della presenza. Convinto che la vitalità dei terreni e la purezza delle pratiche plasmino l’anima del vino, si impone come una figura imprescindibile della cultura biodinamica nella Champagne.
I vigneti delle tenute sono coltivati senza diserbanti né pesticidi, con trattamenti effettuati esclusivamente a base di piante, infusi, oli essenziali e preparati biodinamici. La lavorazione del terreno viene effettuata con il cavallo per preservare gli ecosistemi. Questo rigore, ispirato ma mai dogmatico, fa dello Champagne Marguet uno dei più vivaci ambasciatori della biodinamica nella Champagne, valorizzando un’espressione del terroir priva di artifici.
Terroir e vitigni: la forza del luogo
Le tenute si estendono su poco più di 8 ettari, prevalentemente nella zona Champagne grand cru di Ambonnay, con appezzamenti anche a Bouzy e Verzenay, oltre ad alcuni vigneti premier cru a Vrigny. Il Pinot Nero, vitigno emblematico di questi pendii gessosi, costituisce la maggior parte del vigneto, completato dallo Chardonnay e dal Pinot Meunier.
Ogni appezzamento viene vinificato separatamente, in botti vecchie, senza additivi enologici né filtrazione, per poi essere affinato a lungo sui lieviti. Non viene aggiunto alcun liquore di spedizione, al fine di produrre esclusivamente Champagne brut nature, che offrono una lettura il più fedele possibile del terroir.
Una collezione di Champagne precisi, vivaci e di carattere
Le cuvée di Champagne Marguet esprimono la purezza del loro terroir attraverso uno stile raffinato, salino e profondamente vivace. Ad Ambonnay, la tenuta firma una serie di cuvée parcellari di rara intensità. La Grande Ruelle Ambonnay grand cru esplora la profondità dei terreni argilloso-calcarei, mentre Les Crayères Ambonnay grand cru, provenienti da un terroir molto gessoso, vibrano di un’eccezionale energia minerale. Il Parc Ambonnay grand cru e Les Saint-Rémys Ambonnay grand cru svelano ciascuno una sfaccettatura sottile di questi luoghi, tra delicatezza e tensione.L’Ambonnay Rosé grand cru esalta invece il frutto brillante del Pinot Nero, con una potenza ben controllata e una notevole persistenza.
L’emblematico Shaman grand cru, disponibile nelle versioni Bianco e Champagne Rosé, incarna appieno la filosofia di Benoît Marguet. Questa cuvée esprime l’equilibrio tra la potenza del Pinot Nero e la tensione dello Chardonnay in uno stile brut nature di grande precisione. Più riservato, lo Yuman premier cru offre un’interpretazione più solare e accessibile, senza mai rinunciare alla profondità.
Anche i terroir di Bouzy grand cru e Verzenay grand cru sono esaltati in cuvée molto riservate, sempre elaborate in stile brut nature, dove l’identità del cru prevale su qualsiasi effetto stilistico.
Infine, Sapience, la prima cuvée della Champagne elaborata con metodo biodinamico fin dal 2009, nasce da una collaborazione tra Benoît Marguet e diversi vignaioli d’eccezione. Questo blanc de blancs di grande invecchiamento viene vinificato in anfore e poi affinato a lungo in cantina. La sua versione rara, Sapience Œnothèque, lasciata a lungo sui lieviti per molti anni, dimostra tutta la capacità dei grandi Champagne naturali di resistere al tempo.
Concepito come una cuvée a sé stante, Sapience è un blanc de blancs fuori dal comune, frutto di un progetto collaborativo. Questo eccezionale brut nature beneficia di un invecchiamento su doghe della durata di cinque anni. La versione Sapience Œnothèque porta questa filosofia ancora più lontano con quasi dieci anni di affinamento prima della sboccatura.
Presso Champagne Marguet, ogni bottiglia è il risultato di una ricerca di armonia tra la vita, il suolo e lo spirito del terroir. Guidate da una visione esigente della coltivazione biodinamica, le cuvée stravolgono i codici senza mai tradire l’identità della Champagne. Dal Pinot Nero corposodi Ambonnay alle espressioni raffinate dei Blancs de Blancs, passando per gli spumanti rosati vibranti, i vini coniugano profondità, energia e sincerità. Benoît Marguet incarna oggi una delle voci più singolari e stimolanti della Champagne contemporanea.
Yves Gangloff è senza dubbio uno dei migliori vignaioli artigianali di tutta la Valle del Rodano settentrionale. Viene spesso definito un artista. Possiede una sensibilità e un’ispirazione uniche nel mondo dei vignaioli, e a ragione. Ciò che rende così affascinante la storia di Yves Gangloff è che è ricca di emozioni di ogni tipo. Infatti, ha iniziato suonando rock, in particolare la chitarra, nei pressi del villaggio di Condrieu, dove si stabilì negli anni ’70. In quel periodo, l’alsaziano decise di interessarsi al vino e incontrò Mathilde allo Château D’Ampuis. Lei sarebbe diventata sua moglie e avrebbe cambiato radicalmente la sua vita. Divenne bracciante agricolo presso la casa Delas e, parallelamente, rilevò alcuni vigneti della zona per produrre vino secondo la sua visione.
L’avventura di Yves e Mathilde Gangloff ha inizio alla fine degli anni ’80. Decidono infine di imbottigliare le loro cuvée, che diventano rapidamente dei punti di riferimento nel settore. Producono Condrieu e Côte Rôties al tempo stesso potenti ed eleganti.
Nel 2011 giunge una notizia molto triste e commovente. Mathilde viene a mancare prematuramente. Yves Gangloff decide coraggiosamente di portare avanti l’opera della loro vita grazie all’aiuto dei figli Loup ed Elsa.
Attualmente le tenute contano 9 ettari di vigneti di proprietà nelle più belle denominazioni della valle del Rodano settentrionale. Le sue annate di Condrieu, Côte Rôtie La Barbarine, Côte Rôtie La Sereine o ancora i suoi Saint Joseph sono semplicemente straordinari.
Marcel Lapierre: annata 2025, la novità imperdibile di questo inizio d’anno
Leggi la presentazione.
Scopri i viniNel villaggio di Villié-Morgon, nel cuore del Beaujolais, un nome risuona con forza e rispetto: quello del Domaine Marcel Lapierre. Più che una semplice tenuta vinicola, è il simbolo di una rivoluzione pacifica, guidata da un uomo visionario, pioniere del movimento dei vini biologici, ben prima che il termine diventasse uno slogan di marketing.
Tutto ha inizio negli anni ’80, quando Marcel Lapierre, all’epoca vignaiolo nella denominazione Morgon, decide di rompere con le pratiche industriali allora in voga per dedicarsi ai vini naturali. Ispirato dai lavori di Jules Chauvet, torna all’essenziale: lasciare che sia il terroir a esprimersi. Da allora i vigneti sono coltivati con metodo biologico. Questa decisione, all’epoca marginale, avrebbe tuttavia gettato le basi del vino naturale moderno. Alla sua scomparsa, nel 2010, il testimone è stato raccolto dai figli, Camille e Mathieu, che perpetuano con rigore e sensibilità la filosofia paterna. Sotto la loro guida, le tenute hanno acquisito un prestigio internazionale, senza mai tradire l’identità dei terroir.
Un patrimonio di vigneti e terreni
Le tenute si estendono su 13 ettari di vigneti, principalmente a Morgon, su pendii di granito rosa e scisti decompositi. Questi terreni profondi e ben drenanti offrono al Gamay le condizioni ideali per rivelare una struttura raffinata e una buona capacità di invecchiamento. Altri appezzamenti nella denominazione Beaujolais completano questo patrimonio e consentono alla tenuta di esplorare espressioni più leggere e golose del vitigno.
Una filosofia improntata al rispetto e all’esigenza
Al Domaine Marcel Lapierre, la vite non è uno strumento di produzione, ma un essere vivente. I vigneti sono coltivati con metodo biologico sin dagli esordi di Marcel. I terreni vengono lavorati a mano, alimentati dalla biodiversità e dalla microfauna. Camille e Mathieu effettuano una vendemmia esclusivamente manuale, selezionando con cura le uve, affinché vengano conservate solo quelle più mature.
In cantina, la vinificazione rispetta scrupolosamente i principi del vino naturale. Le uve vengono messe in tino intere secondo il metodo tradizionale semi-carbonico del Beaujolais, che favorisce una fermentazione intracellulare ed esalta l’espressione fruttata del Gamay. Si utilizzano lieviti indigeni, senza alcun additivo enologico; a alcune cuvée viene aggiunta una dose minima di zolfo al momento dell’imbottigliamento. L’affinamento avviene in vecchie botti o barili di rovere, consentendo una delicata micro-ossigenazione senza mascherare il profilo del Gamay e dei terroir. Questo metodo mira a preservare l’autenticità aromatica, la digeribilità e la trasparenza dei terreni in ogni vino.
Cuvée di Gamay dalla personalità decisa
I vini delle tenute raccontano una storia di terroir, pazienza e precisione. Tra i più emblematici, «Raisins Gaulois» si distingue per la sua schiettezza e la sua immediata bevibilità. È un Gamay libero e gioioso, che mostra il vino naturale nella sua versione più accessibile, pur mantenendo un’esigenza di fondo. Il Beaujolais rosso della tenuta, affinato con la stessa cura, rivela una bella espressione di frutto e freschezza.
Segue poi la gamma dei Morgon, che incarna l’anima della tenuta. Il Morgon Vieilles Vignes testimonia la profondità del terroir, con una struttura e una trama minerale ben definite. La Cuvée Marcel, prodotta esclusivamente nelle grandi annate, rende omaggio al fondatore attraverso una rigorosa selezione parcellare di vecchie vigne e una vinificazione esigente. È un vino denso, persistente, capace di un invecchiamento notevole. Infine, il Morgon Cuvée Camille offre un’interpretazione sottile ed elegante del cru, con aromi complessi di frutti neri, spezie dolci e una consistenza setosa che richiamano la nobiltà del Beaujolais lavorato senza compromessi.
Un’eredità viva
Sotto la guida di Camille e Mathieu Lapierre, la tenuta prosegue oggi il proprio percorso con una commovente fedeltà allo spirito del padre, pioniere del movimento dei vini biologici e naturali. Il loro approccio, altrettanto impegnato, coniuga tradizione e costante osservazione del vivente. Le tenute Marcel Lapierre continua a fare da apripista per una nuova generazione di vignaioli che rifiutano il conformismo e vedono nel vino naturale e, non una moda, ma una realtà. Attraverso le loro bottiglie, è un intero aspetto del Beaujolais che si esprime con precisione e sincerità, tra un legame con la storia e uno sguardo rivolto al domani.
Il Clos Maïa è una tenuta situata sulle Terrasses du Larzac che incarna la nuova generazione di vignaioli alla ricerca dell'autenticità.
Per Géraldine Laval, la vignaiola del Clos Maïa, tutto è una questione di incontri, a volte casuali, a volte voluti, di colpi di fulmine, ma soprattutto di passione e istinto. Questo giovane vignaiolo dal carattere deciso ha portato, in pochi anni soltanto, la sua piccola tenuta isolata tra i punti di riferimento imprescindibili dei grandi vini della Linguadoca.
Nulla la predestinava a diventare vignaiolo
Sebbene originaria della regione di Bordeaux, Géraldine inizialmente non aveva alcun legame particolare con il mondo del vino. Da giovane, era l’equitazione ad appassionarla al punto da prendere in considerazione un percorso di studi sportivo. La sua famiglia, tuttavia, preferì garantirle un futuro più stabile e lei iniziò gli studi di farmacia. Ben presto, capì che quella strada non faceva per lei. Golosa e dotata di un palato curioso, sognava allora di diventare giornalista gastronomica. In mancanza di una formazione specifica, si orienta verso una scuola di commercio specializzata nel vino, a Bordeaux. Si rende presto conto che ciò che la affascina non è la commercializzazione, ma la nascita del vino. Curiosa e determinata, si trasferisce quindi a Beaune per seguire studi di enologia.
Incontri che le hanno cambiato la vita
Géraldine ha trovato la sua strada. A partire dalla metà degli anni 2000, costruisce il suo percorso grazie a incontri determinanti in un mondo ancora prevalentemente maschile. Lavora inizialmente conOlivier Leflaive, a Puligny-Montrachet, dove apprende in particolare le sottigliezze dell’affinamento borgognone, soprattutto per i vini bianchi. Ha poi proseguito il suo apprendistato presso Jean-Louis Chave, figura emblematica dell’Hermitage, prima di scoprire i paesaggi selvaggi delle Terrasses du Larzac grazie a Julien Zernott, del Pas de l’Escalette.
Nasce un’icona del Larzac
Notata ben presto da Olivier Jullien, figura imprescindibile della Linguadoca, Géraldine entra a far parte del Mas Jullien, dove trascorre un anno a vinificare al fianco di colui che considera tuttora il suo mentore. Come lei stessa riassume: «Ciò che stavo imparando corrispondeva esattamente alla mia filosofia. Tutto ciò che facevo da Olivier aveva improvvisamente un senso». Su suo consiglio, decide di creare la propria tenuta. Nel 2009, dopo aver individuato due appezzamenti di vecchio Grenache nel cuore del circo di Labeil, tra Lauroux e Poujols, nasce il Clos Maïa.
I vini del Clos Maïa possiedono una vera e propria anima. Regalano una sensazione unica, quella di degustare cuvée profondamente legate al loro terroir e alla storia della loro creatrice. Il Petit Clos offre un frutto succoso, goloso e vibrante, perfetto per numerosi abbinamenti. Il Clos Maïa Blanc seduce per la sua profondità, la sua maturità e la sua bella tensione minerale. Quanto al Clos Maïa Rouge, vera e propria cuvée emblematica della tenuta, rivela un grande potenziale di invecchiamento, sostenuto da note speziate, sentori sanguigni e aromi di gariga che caratterizzano l’identità delle Terrasses du Larzac.
I nostri Champagne del momento: le grandi cuvée di Fabrice Pouillon
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Scopri i viniLa famiglia Pouillon ha sede a Mareuil-sur-Ay, nelle vicinanze di famosissime Maison di Champagne come Billecart Salmon o Philipponat. Quella tra i Pouillon e la vigna è una vera e propria storia d’amore, dato che sono vignaioli di padre in figlio dal 1947. Oggi è Fabrice Pouillon a gestire la tenuta dal 1998. Ha la fortuna di poter contare sui terroir più pregiati della Champagne, in particolare su gran parte dei grand cru.
Fabrice Pouillon è orgoglioso del proprio patrimonio e coltiva i propri vigneti nel massimo rispetto del terroir. Promuove la biodiversità, la lavorazione del suolo, la tutela della vita e l’utilizzo del cavallo. Nei vigneti, il lavoro si svolge secondo i principi della biodinamica, pur senza certificazione, per poter conservare la massima libertà.
La vinificazione si svolge nella più pura tradizione champenois, con una pressatura frazionata: ogni appezzamento viene vinificato separatamente, limitando al massimo gli interventi.
Gli champagne Pouillon si declinano in diverse cuvée, tutte di eccezionale qualità. Si parte con lo Champagne Brut Réserve, seguito da Les Terres Froides, il Rosé de Macération, La Soléra, Les Valnons, Les Blanchiens e infine Les Chataigniers.
Uno champagne di vignaiolo che ora seguiamo con grande attenzione, poiché segue semplicemente le orme dei più grandi vignaioli come Selosse.
Lo spirito di Hauvette: sincerità, pazienza e grandi vini della Provenza
Ci sono storie legate al vino che nascono per caso, e altre che sembrano una vocazione. Quella di Dominique Hauvette appartiene alla seconda categoria. Nel 1988, questa ex giurista e poi maestra di sci lascia tutto per trasferirsi a Saint-Rémy-de-Provence, ai piedi delle Alpilles. Circondata dai suoi cavalli e da soli due ettari di vigneti, che aveva acquistato dal vicino, un vignaiolo in procinto di andare in pensione, aveva già la profonda certezza di aver trovato la sua strada: vivere del «lavoro della terra», che considera il più nobile dei mestieri.
Guidata dal suo istinto e arricchita dagli incontri che segneranno il suo percorso – in particolare con Eloi Dürrbach (Domaine de Trévallon) e Laurent Vaillé (La Grange des Pères) – Dominique traccia la propria strada. Senza cedere alle mode, sceglie la biodinamica ben prima che il termine diventasse di uso comune, convinta che la vigna debba rimanere in armonia con l’ambiente circostante.
A poco a poco, il suo vigneto si espande: i 2 ettari iniziali diventano 15 e poi 17, che Dominique coltiva con pazienza, rigore e raffinatezza. Quasi 25 anni dopo, il suo approccio esigente l’ha resa uno dei nomi più importanti tra i grandi vini della Provenza.
I terroir delle Alpilles, tra pietra e luce
Il Domaine Hauvette si estende sugli altipiani calcarei i del versante nord degli Alpilles. Qui la roccia affiora in superficie, la gariga profuma, i venti del mistral spazzano i vigneti e purificano i grappoli. Questo terroir aspro e luminoso conferisce ai vini quella freschezza minerale che li contraddistingue, lontano dagli eccessi di calore che talvolta si associano ai vini del Sud.
Il vitigno riflette la ricchezza delle denominazioni Les Baux-de-Provence edell’IGP Alpilles: per i rossi, Cinsault, Grenache, Syrah, Carignan e Cabernet Sauvignon; per i bianchi, Clairette, Roussanne, Marsanne e un po’di Ugni Blanc. Ogni vitigno trova qui un’espressione unica, plasmata dai terreni argilloso-calcarei e da un clima mediterraneo caratterizzato da notti fresche.
Dominique Hauvette coltiva i suoi vigneti secondo i principi della viticoltura biologicae biodinamica: lavorazione superficiale del terreno, preparati vegetali, rispetto del calendario lunare, vendemmia manuale. In cantina vige la stessa filosofia: lieviti indigeni, poco o nessun solfito, vinificazioni delicate per preservare l’integrità del frutto. L’affinamento avviene in vasche di cemento, in grandi botti o in maestosi “uova” di cemento. Nessun uso ostentato del legno, ma contenitori scelti per smussare gli spigoli, rivelare la purezza e prolungare la vita dei vini.
Ogni decisione mira a valorizzare l’essenziale: la sincerità del terroir, l’equilibrio tra forza ed eleganza, e quella vibrazione unica che caratterizza i vini della tenuta Hauvette.
Bianchi, rosati e rossi: le grandi annate del Domaine Hauvette
Clairette, Dolia, Jaspe: i bianchi che scolpiscono la luce
Al Domaine Hauvette, i bianchi non sono mai secondari. La cuvéeIGP Alpilles Clairette esalta questo vitigno provenzale nella sua semplicità più luminosa: floreale, fresco, cristallino. Sempre nell’IGP Alpilles, la cuvée Dolia si ispira all’affinamento in anfore e offre una struttura corposa e profonda, sempre bilanciata da una grande tensione minerale. Quanto alla cuvée Jaspe, sprigiona note di frutta gialla e miele, con una struttura ampia e un finale raffinato. Grandi vini bianchi da gastronomia, capaci di invecchiare con grazia, che smentiscono tutti gli standard dei vini bianchi di Provenza.
Pétra: il rosato da gastronomia
La cuvée Pétra è ben lontana dagli standard dei rosati “da piscina” della Provenza. Questo rosato IGP Alpilles si presenta con un colore rosato tendente al granato di una profondità sorprendente e un profilo aromatico intenso e complesso. La sua consistenza e la sua persistenza aromatica ne fanno un rosato da gastronomia eccezionale e confermano la capacità di Dominique Hauvette di elevare il rosato al rango di vino nobile e raffinato.
Roucas, Cornaline, Améthyste: rossi ricchi di anima e carattere
I rossi delle tenute incarnano la profondità del terroir delle Alpilles. La cuvée Roucas affascina per la sua immediatezza golosa, le note di frutti rossi e di erbe della gariga. Più sensuale, l’assemblaggio di Grenache, Syrah e Cabernet Sauvignon della cuvée Cornaline gioca in un’altra categoria: un vino potente, speziato, fatto per l’invecchiamento.
Améthyste, raro e prezioso, mette in risalto un Cinsault in purezza, che qui rivela una finezza insospettabile, avvolta da una freschezza vellutata. In ciascuna di queste cuvée si ritrova la mano di Dominique Hauvette: rettitudine, profondità e un’eleganza che contraddistingue i grandi vini dei Baux-de-Provence.
Da 30 anni, il Domaine Hauvette è tanto un’avventura umana quanto un inno alla Provenza. Dominique Hauvette ha portato i suoi vini al rango di punti di riferimento, senza mai cedere alle tentazioni della facilità. Fedele alla sua visione, continua a produrre vini integri, vivaci, sinceri, che raccontano tanto della terra degli Alpilles quanto della donna che li elabora. Le sue scelte audaci hanno reso Dominique Hauvette una figura imprescindibile nel panorama dei grandi vini della Provenza, eletta «Vignaiola dell’anno 2020» e insignita di 3 stelle 2026 dalla RVF.
Tensione, intensità, emozione: i bianchi di Thibaud Boudignon al top