Armagnac 1979 | Château de Léberon
Esistono acquaviti che racchiudono un'intera epoca in una bottiglia.L'Armagnac 1979 dello Château de Léberon è senza dubbio uno di questi. Distillato da un assemblaggio di Uni Blanc e Colombard, ha riposato per oltre trent'anni in una singola botte, lontano dal trambusto. Il risultato è un Armagnac millesimato di assoluta rarità: imbottigliato su ordinazione, direttamente dalla botte, senza riduzione, senza coloranti né zuccheri aggiunti. Un capolavoro di pazienza, scolpito dalla lenta azione del tempo e dall’osmosi della materia con il legno.
Terroir e vitigni
Costruito nel XIII secolo, lo Château de Léberon è una fortezza situata nella culla storica dell’Armagnac, nel sud-ovest della Francia. Il vitigno è costituito daUgni Blanc e Colombard, due varietà con un’acidità naturalmente elevata. Lungi dall’essere un difetto, questa acidità costituisce la spina dorsale dell’acquavite, consentendole di attraversare con disinvoltura i decenni. Garantisce inoltre freschezza al palato, anche dopo trent’anni di affinamento in botte.
Viticoltura e vinificazione
La distillazione segue la tradizione: un alambicco a colonna a riscaldamento continuo, tipico dell’Armagnac, che conserva una maggiore quantità di sostanze aromatiche rispetto a un alambicco della Charente. L’acquavite è poi invecchiata per oltre trent’anni in un’unica botte di rovere, nelle cantine del castello. La temperatura e l’umidità vi rimangono pressoché costanti, condizione essenziale per un invecchiamento lento e regolare. L’imbottigliamento avviene senza filtrazione, su ordinazione. Nessun artificio viene a correggere ciò che il tempo ha creato.
Armagnac 1979 | Château de Léberon: il parere del sommelier
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin
Un'annata del 1979 in versione «brut de fût» è una proposta rara. Tre decenni in una singola botte: un percorso che poche acquaviti riescono a compiere senza subire alterazioni. Ciò che colpisce in questo caso è la coerenza: gli aromi e la complessità hanno mantenuto la rotta, l’acidità originaria si è amalgamata senza scomparire. La bottiglia da 50 cl invita a una condivisione misurata, a una degustazione attenta. Questo Armagnac va servito a 18 °C, in un bicchiere a tulipano, senza decantazione: non ha bisogno di aria in più, è già lì, nella sua pienezza. Una cuvée per gli amanti delle annate che sanno cosa significa saper aspettare.
Il profumo
Al naso si aprono note di frutta secca e di rancio (quel carattere ossidativo proprio dei vecchi Armagnac, a metà tra la noce e la cera). Seguono poi il tabacco biondo, il cuoio patinato e un tocco di prugne secche candite. L’insieme è di grande coerenza. Un fondo legnoso discreto, ben integrato dopo quattro decenni in botte, testimonia la profondità dell’invecchiamento.
Il palato
Al palato, l’attacco è ampio e vellutato. La struttura si protrae con una densità notevole per un brut de fût. L’acidità del Colombard e dell’Ugni Blanc mantiene una tensione che evita qualsiasi appesantimento. Il finale è lungo, con note amarognole nobili e una persistenza speziata. Un Armagnac che tiene il campo, dall’inizio alla fine.