Yamilé | Muri
MURI è un'azienda di Copenaghen fondata nel 2020 da Murray Paterson. Né birrificio, né distilleria, né cantina, questa blendery artigianale ha definito fin dall’inizio la propria ambizione, tanto semplice quanto radicale: rivoluzionare il panorama delle bevande analcoliche proponendo miscele complesse e profondamente appaganti.
Yamilé è il fiore all’occhiello della loro gamma. Prende il nome dall’enologa peruviana Yamilé Abad, che ha introdotto la macerazione carbonica nell’approccio di MURI e ha ispirato un’intera filosofia di assemblaggio. Un omaggio sincero che la dice lunga sulla filosofia di comunità e curiosità dell’azienda.
Ingredienti botanici, fermentazioni e assemblaggio
Yamilé è un assemblaggio rosato frizzante, concepito come alternativa allo Champagne rosé. Alla sua base, lamponi macerati mediante macerazione carbonica, una tecnica mutuata dal mondo del vino per estrarre il frutto senza snaturarlo. A questi si aggiungono ribes, rabarbaro affumicato con legno di faggio e una fermentazione di kefir e pepe rosa. Il miele, unito al ribes, forma una sorta di idromele, che conferisce rotondità al composto. La solidago, la radice di angelica e l’anice stellato completano questo complesso quadro aromatico, in cui ogni ingrediente è trattato con il rigore sia di uno chef che di un enologo.
Viticoltura e vinificazione
MURI lavora senza additivi artificiali, senza aromi sintetici e senza conservanti. Il rabarbaro viene affumicato artigianalmente, il kefir viene macerato con anice stellato, pepe rosa e fiori di solidago nella loro cantina. Ogni componente subisce una breve fermentazione autonoma, prima di essere assemblato con precisione. Il prodotto finale viene pastorizzato, senza aggiunta di solfiti. Si tratta di un approccio alle bevande analcoliche che non ha nulla da invidiare alle grandi case di fermentazione.
Yamilé | Muri: il parere del sommelier
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin
In generale, sono scettico nei confronti delle bevande analcoliche che pretendono di imitare il vino. Ma proprio Yamilé non imita nulla. Questa bevanda segue una propria logica, con le sue caratteristiche sensoriali. Il rabarbaro affumicato con legno di faggio, la macerazione carbonica sui lamponi: sono gesti artigianali che hanno saputo conquistare gli addetti ai lavori. Le note affumicate dominano all’apertura, poi si attenuano per lasciare spazio all’esplosione del frutto. Yamilé è una bevanda da servire fresca, in un bicchiere a calice, in abbinamento a un piatto: è stata pensata proprio per questo!
Il naso
Al naso si apre con note di lampone fresco e leggermente acidulo. Una nota affumicata cremosa e dolce, con delicate spezie che affiorano sullo sfondo: pepe rosa e un tocco di anice dispiegano la loro gustosa complessità. Una nota di pomodoro ben maturo e quasi vinoso sorprende per la sua profondità umami. L’insieme è aromatico e armonioso, dotato di una vera profondità.
Il palato
Al palato, il bollicine fini accompagnano un attacco di frutti rossi vivaci e lampone acidulo. La consistenza è rotonda, l’amabilità del miele è percepibile senza dolcezza residua, bilanciando alla perfezione l’acidità rinfrescante. Una nota affumicata e appetitosa attraversa la parte centrale del palato. Il finale si protrae sul pepe rosa e sui sapori botanici: complesso, persistente, inaspettato per una bevanda analcolica.