Chioso Novo rosso 2023 | Domaine de Vaccelli
Il Chioso Novo rosso 2023 è una delle espressioni più riuscite della Tenuta Vaccelli. Questa cuvée di provenienza specifica nasce da un unico appezzamento, il lieu-dit Chioso Novo, nella frazione di Cognocoli-Monticchi, nel cuore della valle del Taravo. Fondata nel 1962 da Roger Courrèges, la tenuta è oggi guidata dal figlio Gérard Courrèges, enologo di formazione, che ne ha assunto la guida nel 2000. È stato proprio lui a portare Vaccelli tra i punti di riferimento imprescindibili dei vini corsi.
Terroir e vitigno
L’appezzamento poggia su sabbie granitiche, un terreno povero e drenante per eccellenza, che costringe la vite ad attingere in profondità. I pendii sono esposti a sud-est, tra i 350 e i 450 metri di altitudine. L’influenza marina mitiga le estati corse, mentre i venti della macchia arieggiano naturalmente il vigneto. Il vino è ottenuto al 100% da Sciaccarellu, vitigno emblematico delladenominazione Ajaccio. La storia di questo vigneto è singolare: piantato nel 1964 con Grenache Nero, lo Sciaccarellu è stato innestato nel 2019, dopo una meticolosa selezione massale. Porta quindi in sé sia la memoria di un antico apparato radicale sia la precisione genetica di un innesto accuratamente selezionato. Questo paradosso è al centro del carattere del vino.
Viticoltura e vinificazione
Le tenute praticanol’agricoltura biologica dal 2008, con certificazione ottenuta nel 2019. La vendemmia è esclusivamente manuale, per preservare l’integrità degli acini. La fermentazione avviene con lieviti indigeni, in vasche a forma di uovo in cemento e in demi-muid da 600 litri. L’affinamento dura dodici mesi in questi stessi contenitori. Questa scelta tecnica non è casuale: il demi-muid, grazie alla sua capienza notevole, ossigena lentamente il vino senza imporgli un marcato sentore di legno. Lascia che sia il terroir ad esprimersi. Le rese sono volutamente basse, in linea con l’ambizione di una cuvée da singolo appezzamento.
Chioso Novo rosso 2023 | Domaine de Vaccelli: il parere del sommelier
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin
Il Chioso Novo rosso è, a mio avviso, una delle dimostrazioni più convincenti di ciò che lo Sciaccarellu può realizzare su terreni granitici. Questo vitigno è spesso sottovalutato, ridotto alla sua leggerezza. Qui rivela invece una dimensione completamente diversa: precisione, profondità, una consistenza setosa che non ha nulla da invidiare alle grandi espressioni mediterranee. Il periodo di massimo splendore va dal 2029 al 2036, ma l’annata 2023 si rivela già generosa oggi stesso, a condizione di decantarlo per mezz’ora e servirlo a 17 °C. Un petto d’anatra alla plancha, una polenta cremosa, pomodori arrostiti alle erbe della macchia mediterranea: l’abbinamento è evidente, quasi naturale.
Il profumo
Al naso si apre con note di frutti rossi maturi, ciliegia e piccoli frutti neri, con un tocco speziato delicato che ricorda il pepe bianco. Sullo sfondo si insinuano sentori di macchia mediterranea e timo. Una nota di pietra calda, discreta ma persistente, caratterizza il terroir granitico con notevole nitidezza.
Il palato
Al palato, l’attacco è franco e succoso. I tannini sono fini, quasi setosi, e conferiscono struttura senza appesantire. La consistenza è rotonda, sostenuta da un’acidità tesa che mantiene l’equilibrio. Il frutto rosso si esprime con golosità, accompagnato da lievi sentori di pepe e liquirizia. Il finale è lungo, vibrante, caratterizzato da una delicata salinità che prolunga l’impressione di mineralità in profondità.
Ajaccio: tutto quello che c’è da sapere su questa denominazione
La denominazione Ajaccio si estende sui pendii granitici della Corsica centro-occidentale. I suoi vigneti si arrampicano su pendii spesso ripidi, su terreni poveri di sabbia granitica, spazzati dai venti marini. Il vitigno principe dei rossi è lo Sciaccarellu, autoctono e raro, che regala vini eleganti, speziati e dalla trama fine. I bianchi si basano principalmente sul Vermentino e sul Bianco Gentile. La denominazione è rinomata per la precisione dei suoi vini e la loro capacità di tradurre fedelmente il carattere minerale del sottosuolo.
Il Chioso Novo rosso ne è un esempio lampante. Non cerca la potenza. Cerca la verità del luogo: un granito, un’esposizione, un vitigno che da decenni si adatta perfettamente a questo terreno. È proprio questo che lo contraddistingue nel panorama della denominazione.