Descrizione Châteauneuf-du-Pape bianco 2023 | Le Vieux Donjon
Il Châteauneuf-du-Pape bianco 2023 di Le Vieux Donjon è una vera e propria rarità. In una denominazione in cui il bianco rappresenta solo il 10% della produzione totale, la tenuta ne propone una sola cuvée per annata. Fondata nel 1966 da Marcel Michel, la tenuta è oggi gestita dall’intera famiglia Michel: Lucien e Marie-José, ai quali si sono aggiunti la figlia Claire Fabre nel 2008 e poi François nel 2013. Un passaggio di testimone paziente e senza soluzione di continuità, che si riflette in ogni bottiglia.
Terroir e vitigni
Il vino nasce da un appezzamento di un solo ettaro a Cabrières, piantato su terreni alluvionali che mescolano sabbia, melassa e ciottoli arrotondati. Questi terreni drenanti e poveri costringono la vite a radicarsi in profondità. Le viti hanno più di 80 anni. A questa età, la vite non produce più molto: concentra. L’assemblaggio è netto: 50% Roussanne, 50% Clairette in parti uguali. La Roussanne apporta corpo, profondità e una leggera nota pasticcera. La Clairette garantisce linearezza, tensione e freschezza. L’equilibrio tra le due è la firma distintiva di questo bianco.
Viticoltura e vinificazione
La famiglia Michel pratica di fatto una viticoltura biologica, senza certificazione formale, secondo una filosofia che essi stessi definiscono «Reasonable Farming». La vendemmia è manuale, con cernita in vigna, e tardiva per preservare rese basse. In cantina, la scelta è radicale: affinamento in vasche di acciaio inox per 6 mesi, fermentazione malolattica bloccata. Laddove la maggior parte dei bianchi della denominazione viene affinata in barrique o in vasche di cemento, il Vieux Donjon conserva il frutto al naturale e la purezza aromatica. È questo che lo rende così unico nelladenominazione Châteauneuf-du-Pape.
Châteauneuf-du-Pape bianco 2023 | Le Vieux Donjon: il parere del sommelier
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin
Questo bianco è tra i migliori dell’intera denominazione. Il suo stile si distingue nettamente dai bianchi opulenti, legnosi e talvolta pesanti che si incontrano troppo spesso da queste parti. Il punteggio di 94/100 assegnato dalla «Revue des Vins de France» dice tutto: è un grande vino da gastronomia, non un bianco di contorno. La produzione limitata, una sola cuvée di bianco per annata su un ettaro, lo rende uno dei vini più difficili da trovare del Rodano. Si degusta con piacere già da ora, ma invecchierà bene: la freschezza e la tensione di questo 2023 gli garantiscono ancora diversi anni di vita.
Il profumo
Al naso si apre una gamma di aromi al tempo stesso luminosa e precisa. Note di albicocca, mirabella e agrumi si impongono fin da subito, con un leggero sentore esotico sullo sfondo. Dopo alcuni minuti nel bicchiere, emerge un discreto tocco floreale, con sentori di caprifoglio e fiori secchi. La pietra frantumata, quasi gessosa, caratterizza il terroir sullo sfondo. È puro, netto, inequivocabile.
Al palato
Al palato, l’attacco è vivace, succoso, sostenuto da un’acidità fresca e ben tesa. La consistenza è cremosa senza mai risultare pesante. La Roussanne si rivela poco a poco, con quella leggera nota pasticcera che la caratterizza, ma la Clairette mantiene l’insieme su una linea lineare ed elegante. Il finale è lungo, sapido, leggermente salino. Un bianco di rara profondità per il suo metodo di affinamento.
Châteauneuf-du-Pape bianco: una denominazione a sé stante
Châteauneuf-du-Pape è una delle denominazioni più prestigiose del sud della valle del Rodano. Il suo terroir, famoso per i ciottoli levigati accumulati sugli altipiani, trattiene il calore durante il giorno e lo restituisce durante la notte. Per i bianchi, i vitigni di riferimento sono la Roussanne e la Clairette. Rappresentano solo il 10% della produzione totale della DOC. Questo la dice lunga sulla rarità di ciò che si trova in questo bicchiere.
Il bianco del Vieux Donjon è atipico in questo contesto. Laddove molti ricercano ricchezza e ampiezza, lui punta sulla precisione e sulla freschezza. L’affinamento in vasche di acciaio inox, la fermentazione malolattica interrotta, i vigneti ottantenni su ciottoli: tutto concorre a creare un vino di una purezza insolita per questa latitudine. Un bianco del sud che non dimentica mai di dover rimanere vivo.