"Les Derniers États d’Âme" del Mas Jullien si presenta come la cuvée bianca più libera di questa iconica tenuta della Linguadoca. Questo vinoIGP Hérault dà voce a tre vitigni rari nel cru: Bourboulenc in prevalenza, Carignan Blanc e un tocco di Chenin – tutti provenienti da appezzamenti sparsi sui terreni calcarei e scistosi delle Terrasses du Larzac. Olivier Jullien ha concepito questa etichetta come un laboratorio sperimentale, dove ogni annata racconta i propri stati d’animo, le variazioni tra i singoli appezzamenti, i propri «stati d’anima». Il vignaiolo lavora secondo i principidell’agricoltura biologica, senza certificazione ufficiale, ricorrendo a lavorazioni del terreno leggere, trattamenti a base di decotti di piante e un’attenta osservazione di ogni appezzamento. La vendemmia viene effettuata manualmente al giusto grado di maturazione, con una pigiatura lenta e rispettosa. La fermentazione avviene esclusivamente con lieviti indigeni. Per questa annata, il Bourboulenc è stato affinato in giare di gres, mentre il Carignan Blanc e lo Chenin sono stati vinificati in demi-muids, senza bâtonnage né filtrazione, nell’ottica di garantire trasparenza aromatica e purezza di espressione.
Philippe Mischler, sommelier presso Mundovin: «Les Derniers États d’Âme» è uno dei bianchi più singolari del Mas Jullien. Sfugge agli schemi, conservando una densità tipica del sud pur mantenendo una linea diretta. La sua mineralità ricorda le prime annate di Olivier Jullien degli anni ’90, ma con maggiore precisione e, soprattutto, una dimensione salina che conferisce a questo bianco della Linguadoca uno slancio superbo.
Al naso, il profilo aromatico si rivela floreale e vegetale, tra fiori d’acacia, finocchio, un accenno di anice fresco e pinoli. Segue un’impressione di gariga umida, dove il timo al limone e la santoreggia si affiancano a una sottile nota pepata che conferisce profondità senza mascherare la trama minerale.
Al palato, l’attacco rivela una bella ampiezza, al tempo stesso sapida e lineare, sostenuta da una rotondità naturale senza eccessi. La struttura si mostra generosa, supportata da un centro bocca asciutto e teso che conferisce un vero senso di equilibrio. Si ritrovano sapori di scorza di agrumi, finocchio e un tocco succoso che ricorda l’anice stellato, prolungati da una mineralità salina molto netta. Il finale è lungo, fresco, di una persistenza che stimola la salivazione, lasciando un’impressione al tempo stesso vibrante e armoniosa.